Medici e infermieri aggrediti, non portiamoli a fare le sardine e a parlare come loro

mercoledì 18 dicembre 11:23 - di Luciano Cifaldi
medici

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un articolo di Luciano Cifaldi – Segretario Generale Cisl Medici Lazio – sulle aggressioni ai medici e agli infermieri. Con un pizzico di ironia sulle sardine 

Gentile direttore,

dopo avere profuso energie nel denunciare all’opinione pubblica il fenomeno delle aggressioni ai medici e agli infermieri, non può che farmi piacere se il movimento spintaneo – con la “i” e non è un refuso – cosiddetto delle sardine (a denominazione di origine controllata e marchio depositato) abbia lanciato nell’affollata piazza San Giovanni lo stesso grido di dolore della Cisl Medici Lazio. Ovvero “basta odio medico-paziente nelle corsie”.

Che dire… Qualcuno attribuisce al grande timoniere e nuotatore cinese Mao la frase non importa di che colore sia il gatto, basta che mangi il topo. E dunque non importa se il sostegno alla campagna mediatica della Cisl medici Lazio giunge dalle sardine. E chiedo venia per l’esempio con il felino, purché si raggiunga l’effetto di amplificare il messaggio che in questo caso è l’auspicata consapevolezza che il clima negli ospedali ormai è funesto e i camici bianchi vivono in un clima di guerra.

Per carità, è pur vero che il citato nuotatore diceva tra le altre perle di saggezza che «ogni comunista deve afferrare la verità: il potere politico nasce dalla canna di un fucile». Ma qui parliamo di aggressioni agli operatori sanitari e dunque meglio evitare un esplicito richiamo alle armi visto che abbiamo già dato in quanto a violenze con coltelli, pistole, bastoni, aste di fleboclisi e motoseghe.

Mi sto perdendo gentile direttore? Recupero subito il filo illogico del mio elucubrare per citare un’altra frase delle sardine. Laddove affermano più o meno che il clima di odio si stempera con un adeguato percorso formativo e di aggiornamento da parte dei medici. E per la proprietà transitiva mi verrebbe da pensare che intendessero che il medico che non si aggiorna è un medico non in grado di affrontare le sfide cliniche quotidiane. Dunque è chiaro che poi il paziente si arrabbia. Nulla di più chiaro, semplice ed esaustivo. E in tal senso mi spingo ad affermare che l’acqua non è più inodore, incolore e insapore e che solo l’altro giorno ho dovuto prendere atto che non esiste più la mezza stagione. E che forse l’Inter non è ancora squadra da scudetto. Questo lo affermo con la morte nel ventricolo sinistro del mio cuore.

Ovviamente nessuno sa o magari finge di non sapere che spesso e volentieri ai medici viene negato l’aggiornamento perché sono in pochi in reparto. E devono garantire la continuità assistenziale. Non possono recarsi ai convegni come vorrebbero e come dovrebbero. Convegni? Ah sì, quelli sponsorizzati dalle case farmaceutiche. Ma qui si aprirebbe un altro filone di confronto e di accuse, magari di inchiesta.

Per fortuna in Italia sembra che la responsabilità penale sia ancora soggettiva e non trasmissibile di padre in figlio. Sembra che sia così o, quantomeno, è ancora così almeno fino a quando, tanto per chiudere in bellezza, non sarà realizzato il programma che prevede l’esclusivo uso dei canali istituzionali per le comunicazioni dei politici e la limitazione nell’uso dei social.

Mi sembra che questo intento programmatico sia stato sbandierato nella succitata piazza San Giovanni da parte dei simpatici spontanei di cui sopra. Tuttavia considerato che la notizia l’ho letta su giornale da Lei diretto è possibile che sia destituita di fondamento.

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