Licenziamenti, Unicredit peggio di Ilva: vuole lasciare l’Italia. Critiche da destra e da sinistra

giovedì 5 dicembre 13:40 - di Domenico Bruni
unicredit

Critiche da ogni parte su Unicredit. “Deve essere chiaro a tutti che quello che sta accadendo in Unicredit non è soltanto una questione sindacale. Ma, soprattutto, politica perché c’è il serio rischio che Unicredit, con alla guida Jean Pierre Mustier, possa fare la stessa fine del gruppo Fiat. Una grande azienda italiana che, purtroppo, non parla neanche più il dialetto piemontese”. Lo ha detto il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, nel suo intervento al 125esimo consiglio nazionale della Federazione autonoma dei bancari italiani. “Chiedo al sindacati del gruppo Unicredit di contrastare l’arroganza e la spregiudicatezza di questo francese che vuole traslocare dall’Italia. Vuole creare un gruppo europeo con lui alla guida”.

Confindustria: il problema è di sistema Italia

Per Confindustria “sul tavolo delle emergenze c’è anche Unicredit sì, ma la domanda che dobbiamo farci è come governare questa emergenza. Il Paese ha bisogno di costruire occasioni di sviluppo”. Così il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia, risponde a chi gli chiede una valutazione sul nuovo piano industriale di Unicredit. “La questione industriale diventa la soluzione se diventiamo più competitivi e più attrattivi. Il problema dunque non sarà se una azienda può avere un momento congiunturale di crisi e quindi arretrare, che va comunque gestito, sia chiaro, con tutti gli strumenti, ammortizzatori sociali compresi. Il punto è: che riaprano altre aziende o che si consolidino e crescano per assorbire la disoccupazione frizionale. Una azienda che arretra e altre che aprono, in sostanza”. Da tempo siamo un po’ distratti sulla questione di attrazione degli investimenti, fidelizzazione degli investitori e della centralità della questione industriale. Aprire un tavolo strategico che vada oltre emergenza è essenziale e complementare alla gestione delle emergenze che ci sono nel Paese”, conclude.

Lega e Pd criticano Unicredit

”Non possiamo permettere che oltre 6000 dipendenti Unicredit perdano il proprio posto di lavoro per soddisfare un piano industriale che serve solo a raddoppiare la distribuzione del capitale degli azionisti. Unicredit che dal 2007 ha già tagliato oltre 296 mila posti di lavoro. Questo non è fare impresa, ma approfittarsi del lavoro di migliaia di persone per poi lasciarle in mezzo ad una strada. Faremo di tutto per impedire l’ennesimo scempio a danno dei lavoratori. Mi auguro che il governo non sia inutile, impreparato e improvvisato come per i casi Ilva, Alitalia”. Lo dichiara in una nota il deputato della Lega Claudio Durigon, già sottosegretario al lavoro.

“Chiediamo senza indugi che venga fatta chiarezza sui reali obiettivi di UniCredit. Per il Partito Democratico è prioritario sapere quale è il vero piano che l’Ad Mustier ha in mente. La vera domanda è solo una: quale è lo scopo di tale operazione?”. Così in una nota, Pietro Bussolati della segreteria nazionale del Partito Democratico. “E’ già inaccettabile l’idea di un piano con un tale costo sociale. Ma se questo piano di tagli fosse propedeutico ad una delocalizzazione degli asset strategici di una banca italiana fuori dai confini nazionale – orientata semplicemente ad una maggiore creazione di valore per gli azionisti – sarebbe intollerabile”. “Ricordiamo, se fosse necessario in un momento così delicato, che tra le funzioni principali degli istituti bancari vi è anche quella di dare sostegno alle imprese e alle famiglie, compatibilmente con i legittimi utili degli investitori. Al momento non ravvediamo, inoltre, alcuna ”responsabilità sociale”, ma solo il taglio di dipendenti e di filiali”.

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