Il ricatto dell’Ilva: restiamo a Taranto se ci fate cacciare 6.300 lavoratori. Il governo non sa che fare

giovedì 5 dicembre 13:12 - di Redazione
ilva arcelor mittal

E arriva il ricatto dell’Ilva. La proprietà annuncia un piano industriale, ma è bocciato da tutti. Il governo è spiazzato. Sarebbero infatti 4700 gli esuberi denunciati da ArcelorMittal nel nuovo piano industriale 2020-2024 presentato al Mise. Si passerebbe infatti dai 10.789 occupati nel 2019 ai 6.098 del 2023. L’occupazione nel particolare scenderebbe di 2900 unità subito nel 2020 per poi aumentare ulteriormente nel 2023 fino a 4.900 lavoratori. Nel 2022 infatti Arcelor Mittal stima di spegnere l’afo2 facendo entrare in funzione un forno elettrico che assorbirebbe meno mano d’opera. Per ora la produzione industriale degli impianti dell’Ex Ilva di ArcelorMittal sarà di 6 milioni di tonnellate a partire dal 2021. È quanto previsto dal nuovo piano industriale 2020-2024 presentato al Mise da Mittal che ritocca così la produzione prevista dal piano originario 2020-2023.

Il ricatto dell’Ilva e i sindacati

Coro di no al piano della ex Ilva. “Semplicemente inaccettabile l’atteggiamento di ArcelorMittal durate l’incontro al Mise alla presenza del ministro Patuanelli”. Lo dichiara il segretario generale Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera. Presente all’incontro con il vice segretario nazionale Ugl Chimici, Eliseo Fiorin. “Il nuovo piano prevede circa 6300 esuberi e la riduzione della produzione di acciaio. Il governo deve intervenire per mettere fine a questa provocazione che il nostro Paese non può subire”. “Se la vera intenzione di ArcelorMittal è quella andarsene da Taranto – conclude Spera -, sarebbe molto più onesto dirlo, lasciando al Governo il compito di farsene carico”. Interviene anche la Cisl. “Non ci sono condizioni per aprire confronto per un accordo. Si deve ripartire dall’accordo di un anno fa, con i livelli occupazionali e investimenti indicati dal piano del 2018”. Così il segretario generale Cisl, Anna Maria Furlan  boccia l’aggiornamento del piano industriale presentato dall’azienda.

Il ricatto dell’Ilva è pesante. sindacato passa immediatamente al contrattacco. Uno sciopero di tutti i lavoratori del gruppo Ex Ilva per il 10 dicembre. E questa la reazione al termine dell’incontro al Mise. Una mobilitazione sostenuta da Cgil Cisl e Uil che aveva già calendarizzato per quella data una manifestazione nazionale con al centro la situazione delle crisi industriali. Più morbida Confindustria. “Speriamo che prevalga il buonsenso, siamo al primo round di un confronto serrato che si è aperto e incrociamo le dita perché quello è un sito determinante”. Così il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia. “Chiaramente non possiamo immaginare quale sia il retropensiero di ArcelorMittal. L’augurio è che si chiarisca l’aspetto congiunturale di criticità che il mondo dell’acciaio vive in Europa. E che si possa ricostruire un percorso attraverso un confronto anche serrato, nell’interesse di tutti. Aspettiamo il secondo round ora è ancora presto per trarre deduzioni”, prosegue.

E il giorno dopo, finalmente, interviene anche il premier Giuseppe Conte. ”Per quanto riguarda Ilva, il progetto che è stato anticipato non va assolutamente bene, mi sembra sia molto simile a quello originario e lo respingiamo. Lavoreremo a quelli che sono gli obiettivi che ci siamo prefissati con Mittal e che il signor Mittal si è impegnato con me personalmente a raggiungere”. Lo ha detto Conte ai giornalisti a margine della Giornata internazionale del Volontariato.

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