Centeno gela il M5S: «Il fondo salva-Stati è una pratica chiusa». Di Maio in un vicolo cieco

mercoledì 4 dicembre 15:48 - di Redazione

L’effetto è quello di un secchio di acqua gelata versata sulla testa. Chissà quanto ne fosse pienamente consapevole il portoghese Mario Centeno, il presidente dell’Eurogruppo. È lui a sbarrare al governo italiano la strada delle possibili modifiche alla riforma del trattato sul Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, meglio conosciuto come fondo salva-Stati. «Non vediamo ragione per cambiare testo», ha detto Centeno. La firma – ha spiegato –  è attesa per l’inizio del 2020. Insomma, l’accordo politico è cosa fatta. Mancano solo i dettagli, ma si tratta – ha lasciato capire Centeno di mere tecnicalità.

Centeno: «La firma del Mes all’inizio del 2020»

Le parole del presidente dell’Eurogruppo gelano soprattutto la testa di Luigi Di Maio. Il capo politico grillino è l’unico, nella maggioranza, ad invocare un rinvio del nuovo salva-Stati. Lo ha fatto persino in queste ore, via Facebook: «Sul Mes, siamo molto determinati – vi si legge -. Per noi bisogna rinviare: così com’è non va bene, perché espone l’Italia e gli italiani a dei rischi troppo alti. Questa firma ci impegnerà per i prossimi 50 anni. Finché non avremo la certezza al 200 per cento che l’Italia sarà al sicuro, non apporrò nessuna firma». Un impegno che alla luce delle dichiarazioni di Centeno rischia di non poter essere onorato. Il rapporto con la Ue, infatti, è tabù per il Pd.

Visco: «Per i debiti sovrani non cambia nulla»

Oltre alle parole di Centeno, il fronte dei favorevoli all’approvazione del nuovo Mes incassa anche quelle del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. A suo giudizio le modifiche apportate al nuovo salva-Stati sono di «portata limitata». In più assicura che la riforma «non prevede né annuncia un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani», cioè l’effetto più temuto dai sovranisti. «Come nel Trattato già oggi in vigore – spiega Visco -, non c’è scambio tra assistenza finanziaria e ristrutturazione del debito». Il governatore ha lanciato un richiamo alla politica: «Vorrei sottolineare – ha detto – che un paese con un alto debito pubblico, soprattutto se il suo peso economico nell’area è elevato, deve innanzitutto porre in essere le condizioni per evitare di dover ricorrere» al meccanismo di aiuto.

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