Casapound, la Corte dei conti accusa 8 funzionari: danno erariale. Non è vero: l’edificio era fatiscente

lunedì 23 dicembre 17:23 - di Antonio Pannullo
sede casapound

Casapound ancora nel mirino. La Procura regionale della Corte dei conti del Lazio cita a giudizio 8 funzionari e dirigenti del Miur e del Demanio per l’occupazione dello stabile di Casapound a Roma. Il danno quantificato è di oltre 4,5 milioni di euro e l’udienza di discussione è fissata per il 21 aprile prossimo. Nella vicenda non è coinvolta Casapound in quanto soggetto privato su cui la Corte dei Conti non può intervenire. I magistrati contabili sottolineano alle parti che l’immobile in questione “è un bene di proprietà dello Stato, appartenente al patrimonio indisponibile”.

Casapound, per la corte espropriazione al contrario

Secondo i pm “non è tollerabile in uno Stato di diritto una sorta di espropriazione al contrario, che ha finito per sottrarre per oltre tre lustri un immobile di ben sei piani, sede storica di uffici pubblici, al patrimonio (indisponibile) dello Stato, Causando in tal modo un danno certo e cospicuo all’erario”. Nell’atto di citazione si legge anche altro. “Nel caso concreto i dirigenti preposti agli uffici competenti non hanno dato disposizioni per agire in via di autotutela amministrativa e per coltivare le azioni civilistiche volte alla restituzione del bene e al risarcimento dei danni. Che, richiesti in via autonoma o nell’ambito di azioni penali o civili possessorie e petitorie (mai intentate o mai coltivate), sarebbero stati liquidati in sede giudiziaria (sempre in misura pari ai canoni di locazione non percepiti)”.

La corte: nessuno chiese l’indennità

Gli indagati “inoltre, non hanno dato disposizioni per richiedere l’indennità di occupazione sine titulo agli occupanti l’immobile in questione e per costituirli in mora, a partire dall’Associazione Casapound”. Secondo la Corte dei conti “la vicenda in questione manifesta la gravissima negligenza e la scarsissima cura che l’amministrazione pubblica ha mostrato nei confronti di un intero edificio di proprietà pubblica. Che per oltre 15 anni è stato sottratto allo Stato ed alle finalità pubbliche, in palese violazione delle più elementari regole della (sana) gestione della cosa pubblica”.

Secondo i magistrati contabili inoltre “non è possibile dubitare della conoscenza dell’occupazione da parte delle amministrazioni e dei suoi dirigenti preposti al ramo di competenza. Per la semplice ragione che essa, come emerge in particolare dal volantino dell’epoca, è avvenuta alla luce del sole ed è stata addirittura oggetto di una rivendicazione politica (“abbiamo occupato”), Con tanto di indicazione dello stabile pubblico “espropriato” quale “punto di incontro, per tutto il rione”, nonché sede stessa dell’associazione (“Casapound, Via Napoleone III”, in basso a sinistra)”.

“Se l’esigenza era ed è quella di dare una abitazione a soggetti in difficoltà o disagio abitativo (il che come visto, è tutto da verificare) – sottolinea la Corte dei conti del Lazio – occorreva e occorre attivare le previste procedure di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Mentre tollerare per oltre un decennio l’occupazione abusiva di decine e decine di appartamenti di proprietà pubblica è abnorme. Finisce poi per ledere anche le situazioni giuridiche soggettive di tutti gli aventi diritto che da anni attendono l’assegnazione di una abitazione, in base alle regolari procedure amministrative, ai titoli di ciascun richiedente (situazione socio-economica, di reddito, ecc.) e alla posizione nelle relative graduatorie”.

“È una persecuzione tutta politica”

Immediato il commento di Casapound. “Io direi che questa persecuzione nei confronti di ex direttori e dirigenti è tutta politica, dato che CasaPound non è certo l’unico stabile del demanio occupato. Aggiungerei pure che la richiesta è ridicola in quanto basata su calcoli che non stanno né in cielo né in terra. Non è un albergo, è uno stabile pubblico la cui destinazione urbanistica èsempr ela stessa”. Così il leader di CasaPound Gianluca Iannone. “Quanto non ha speso il demanio in 15 anni in manutenzione che è stata fatta a carico degli inquilini? Mica c’erano 18 appartamenti da mettere sul mercato, ma solo uffici fatiscenti e piccionaie”, afferma lo storico leader di Casapound, Iannone .

Calcoli fatti in modo inesatto

“Quanto avrebbe dovuto spendere il Demanio per ricavare 18 appartamenti? Milioni. Quindi è un calcolo che non esiste. Solo persecuzione. L’ennesima di una lunga serie cui siamo sottoposti da anni… Ma come le ultime vicende, tipo Facebook, insegnano, non sempre vince l’inquisitore con le sue criminalizzanti ossessioni”. “Ai sensi di quanto prescritto dalla delibera licenziata sotto la giunta Veltroni, le famiglie hanno comunque diritto all’assistenza alloggiativa in caso di riacquisizione dello stabile. Il costo sostenuto dovrebbe andare comunque a scomputato di quello strumentalmente richiesto. Per quanto possa valere – conclude il leader di CasaPound – esprimo tutta la mia solidarietà e quella del nostro movimento agli indagati”.

Raggi corre in soccorso del vincitore

Ovviamente il sindaco Raggi corre in soccorso del più forte. Dimostrando poi di non avere neanche capito il senso della vicenda. ”Abbiamo sempre denunciato l’occupazione del palazzo sede di CasaPound in centro a Roma. E abbiamo ottenuto la rimozione dell’insegna abusiva. Corte dei Conti accusa chi per 15 anni non ha richiesto canoni o sgombero. Bisogna liberare al più presto quell’immobile dall’illegalità”. Così in un tweet il sindaco di Roma Virginia Raggi.

Commenti

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  • Cesare Zaccaria 25 dicembre 2019

    LA SPUDORATA PERSECUZIONE CONTRO CASAPOUND , LA SCENOGRAFICA SCENEGGIATA ORGANIZZATA DALLA SINDACA RAGGI IN OCCASIONE DELLA RIMOZIONE DELLA SCRITTA DALLA FACCIATA DELL’EDIFICIO, COSTITUISCONO LA EVIDENTE INTOLLERANZA CHE E’ PECULIARE DEGLI ANTIFASCISTI.

  • ernesto 24 dicembre 2019

    E qui la raggi non dice niente. Oltre 40 milioni di euro. A tanto ammonta il valore di solo due notifiche di precetto arrivate al Viminale per il mancato sgombero di due palazzi a Roma. Si tratta degli immobili di viale Caravaggio e via Prenestina, per i quali il Tribunale di Roma ha condannato il ministero dell’Interno a risarcire i proprietari che da anni non possono usufruire dei palazzi perché occupati abusivamente

  • Aallbedo NoCognome 24 dicembre 2019

    Ma allora anche il deposito militare tra via delle concie e via del porto fluviale avrà lo stesso trattamento ?

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