Caio Mussolini (FdI): “La paura dell’uomo forte è il solito vecchio tic della sinistra”

sabato 7 dicembre 17:15 - di Redazione
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Caio Mussolini interviene sulla vicenda del cosiddetto “uomo forte”. “La paura dell’uomo forte è un vecchio tic della sinistra. Per loro erano uomini forti De Gasperi e Fanfani, Berlusconi e Renzi e chiunque sia di ostacolo al loro disegno. La recente ricerca del Censis ci svela solo il buon senso degli italiani. Che sono stufi di un sistema che strutturalmente non funziona e quindi vogliono stabilità, decisioni e responsabilità”. Lo afferma Caio Mussolini, responsabile nazionale del laboratorio tematico Difesa di Fratelli d’Italia. “Come possono i cittadini avere fiducia in un sistema costituzionale che polverizza le responsabilità al punto di annullarle? E che devolve le decisioni verso l’alto (Unione europea) e la gestione verso il basso (le regioni)? E che crea una burocrazia fortissima, irresponsabile e intoccabile? Chi si fida di questo non sistema? Nessuno”.

Continua Caio Mussolini: “Il nostro è un sistema istituzionale debole, in balia di poteri forti ma invisibili e lontani dal popolo”. “Il Censis e i custodi del pensiero unico si scandalizzano del fatto che un italiano su due voglia un uomo forte. Ma è solo una reazione al fatto che il sistema è debole, che non funziona nulla – osserva ancora Caio Mussolini – Gli italiani vogliono un sistema che garantisca servizi pubblici efficienti e una politica che guardi al futuro e non pensi solo a monopolizzare i programmi in Tv”.

Mussolini: la Costituzione mostra i suoi limiti

“La Costituzione del 1948 mostra più anni di quanti ne ha. Immaginò un sistema istituzionale debole in mano a partiti forti – continua – Dal 1992 i partiti forti non ci sono più. Oggi serve una riforma globale, magari il Presidenzialismo, di sicuro un sistema politico efficiente, capace di resistere ai poteri finanziari, alle forze sovranazionali e alla burocrazia romana e locale ormai onnipotente. In Germania dal 1982 ad oggi hanno avuto tre cancellieri. Noi quasi trenta governi”. “Avere un leader che decide – magari per un lustro o due – non è pericoloso. Anzi, è una necessità, data la velocità della globalizzazione, la forza e la durata delle leadership mondiali e le sfide che ci attendono – conclude il responsabile nazionale del laboratorio tematico Difesa di Fratelli d’Italia – Andare avanti con i governicchi, i rimpasti e i governi balneari, significa non tutelare gli interessi nazionali. E crea una facilmente comprensibile eterogenesi dei fini”.

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