Bufera per il comizio dell’Anpi in un liceo. Un professore protesta e ora se la prendono con lui

domenica 1 dicembre 17:47 - di Redazione
bufera per il comizio

Bufera sul comizio-convegno dell’Anpi al liceo Da Vinci di Civitanova Marche. Tutto è accaduto due giorni fa. L’incontro era dedicato alle classi quinte e aveva come oggetto il fascismo.  Il convegno ha avuto come relatore Andrea Martini, autore del libro “Dopo Mussolini – I processi ai fascisti e ai collaborazionisti”.

Durante l’iniziativa, riferiscono le cronache maceratesi, diversi studenti hanno lasciato l’aula e ciò ha irritato gli organizzatori che ne hanno chiesto conto ai professori. Esiste dunque un obbligo di ascoltare in religioso silenzio i rappresentanti dell’Anpi? Ma andiamo avanti.

Alla fine del convegno ha preso la parola il professore di storia e filosofia  Matteo Simonetti. Il docente ha accusato: “Questo è un comizio, un dibattito a senso unico”. Ha poi difeso la libertà d’opinione, nell’ambito delle regole democratiche, come sta scritto sulla Costituzione.

Bufera per il comizio dell’Anpi: il prof si ribella

Gli animi si sono accesi. Per l’Anpi le parole del professore hanno suonato come una provocazione. Presente anche un consigliere del Pd, Pier Paolo Rossi, che si è rivolto così al docente: «Si vergogni, se lei oggi può dire quello che dice è solo perché siamo in democrazia e perché c’è chi ha lottato per ottenerla». Ora l’Anpi ha segnalato il docente alla dirigenza scolastica e si attende ovviamente qualche provvedimento. Nessuno difenderà in questo caso un professore coraggioso, che ha solo detto ciò che pensava.

Nessuno tranne gli studenti della classe quinta N del liceo Da Vinci di Civitanova. A loro nome Mattia Cervellini ha scritto un lungo post su Fb, in cui ricostruisce come sono andate le cose.

Bufera per il comizio dell’Anpi, la versione degli studenti

“Scrivo a nome degli studenti della classe quinto N, del liceo Leonardo da Vinci di Civitanova Marche che, nel giorno 28 novembre, sono stati chiamati a partecipare ad una conferenza riguardante la presentazione di un libro, organizzata dall’ANPI. Con la riduttiva espressione “chiamati a partecipare” intendo sottolineare che il coinvolgimento di tutte le classi quinte dell’istituto era obbligatorio nonostante non fossero passate le adeguate circolari di preavviso nelle classi”.

E continua: “Dopo aver raggiunto l’auditorium, sorpresi per la forma di invito che avevamo ricevuto, abbiamo ritenuto opportuno seguire la conferenza” che ha preso sempre più una “evidente piega politica”.

“Questo “malcelato schierarsi” ha provocato una reazione abbastanza forte da parte degli stessi studenti. Sono stati alcuni di loro infatti, a chiedere ai professori di poter andarsene… Al termine della seconda ora di convegno, erano pochi gli studenti rimasti, tra cui, quelli della mia classe”. Poi è arrivato il momento degli interventi.

Cosa ha detto il professore che non piace all’Anpi

“A questo punto – scrive lo studente – è intervenuto il prof. Matteo Simonetti, docente di storia e filosofia presso il nostro liceo. Egli ha esordito dicendo che coloro che ancora oggi si definiscono fascisti hanno una visione estremamente anacronistica della realtà e sarebbe l’equivalente di definirsi giacobini. Poi ha continuato dicendo che, nel momento in cui si decide di trattare argomenti estremamente delicati come questo, occorre una pluralità di opinioni e fonti, in linea con un vero approccio storiografico. Il professore infatti, ha affermato che il valore di una democrazia sta proprio nel garantire la libera espressione del proprio pensiero, trascendendo ogni forma di componente politica”.

“Le risposte da lui ricevute sono state “in una democrazia non tutte le opinioni possono essere accettate” e “quando si parla di Resistenza non occorre una controparte”. Tralasciando le evidenti contraddizioni dei relatori, abbiamo assistito ad una scena decisamente inappropriata ad un contesto scolastico”. Hanno tolto il microfono al professore e “contro di lui si è schierato, maleducatamente, uno dei consiglieri comunali di Civitanova. Il docente è stato accusato di non essere degno di insegnare a noi studenti, di catechizzare pericolosamente, mettendo così in dubbio la sua serietà riguardo l’insegnamento”.

Gli studenti: soffocante censura

Vista la reazione arrogante alle parole del professore i suoi studenti decidono di lasciare l’Auditorium: “Questa reazione decisamente impertinente e arrogante ha catalizzato una risposta da parte di noi studenti, che abbiamo preferito uscire dall’auditorium.  E in Aula Magna il professore riceveva ancora degli attacchi (dei ragazzi rimasti hanno sentito provenire dai relatori, espressioni quali “lei è un fascista e dunque se la prende” e “nazista”) , noi studenti venivamo accusati di essere delle marionette, senza la minima capacità peculiare di ragionare”.

E lo studente così conclude: “Grazie a questo però, abbiamo capito quanto sia soffocante la censura, specialmente se giustificata dal buon nome della democrazia”.

 

Commenti

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  • Giuliano 2 dicembre 2019

    Ma dove sono queste armate di fascisti?fino a pochi anni fa’ non si sentiva mai la parola Fascista.

  • luigi sormano 2 dicembre 2019

    Niente di nuovo sotto il sole, la verità storica hanno sempre preteso di scriverla loro senza che nessuno possa contraddire o proporre visioni diverse. Questi non hanno mai voluto fare i conti con il loro passato pieno di scheletri e la loro arroganza e tracotanza, spesso violenta, è sempre stata colpevolmente accettata o subita quando non addirittura incoraggiata dalle istituzioni. Che poi debba ancora oggi esistere in vita l’a.n.p.i. dopo 74 anni dalla fine della guerra e dopo che probabilmente di veri partigiani vivi non ce ne saranno più e con tutte le ombre proprio sulla parte della resistenza rossa che aveva fini bendiversi di qualelli di portare nel paese la democrazia, rimane per me un assurdo.

  • roberto 2 dicembre 2019

    Il docente ha pienamente ragione, oltretutto il relatore dell’ Anpi avrebbe dovuto avere un’età superiore ai 90 anni, altrimenti il suo discorso era solo un sentito dire. Si sa che le sinistre usano la parola democrazia a loro consumo, non sapendo minimamente cosa sia, ricordiamoci che Stalin ha fatto 60 milioni di morti in nome del comunismo. Difendere il fascismo è un obbligo morale e civile, poichè fautore di riforme che tanto hanno fatto per famiglie e lavoratori.

  • renzo baldo 2 dicembre 2019

    I trinariciuti stanno sbarellando. Motivo? E’ iniziata la fine del loro dominio infiltrato in tutti i gangli della società. Ciò che sino a ieri è stato un loro esclusivo ed inviolabile feudo, sta iniziando fortunatamente ad aprire occhi e mente. Ciaone bolsceviky….

  • Nino 2 dicembre 2019

    Durante il “sessantotto” ed anche in tempi successivi, nelle scuole si assisteva a spettacoli analoghi a quello avvenuto nel liceo maceratese. In allora il clima era lo stesso: nessuno doveva permettersi di essere voce fuori dal coro della sinistra becera. Da allora, purtroppo, niente è cambiato nelle nostre scuole grazie alla maggior parte dei professore figli/nipoti del sessantotto.

  • pinzaglia quinto 2 dicembre 2019

    Questo commento dovrebbe insegnare molto sia al consigliere PD e soprattutto al Sig. Preside dell’istituto il quale prima di concedere certe licenze dovrebbe capire se alla presentazione di un libro seguirà poi anche un dibattito xchè in tal caso la democrazia impone un contraddittorio.Comunque siamo alle solite la verità alberga solo da una parte,il resto e tutta spazzatura “COMPAGNO MITRA” docet

  • Francesco Ciccarelli 2 dicembre 2019

    Sì vergogni il consigliere Rossi: i suoi amici partigiani comunisti volevano sovietizzare l’Italia, altro che libertà!

  • Amerigo 2 dicembre 2019

    Se non ci fosse da ridere, ci sarebbe da piangere!

  • Giuseppe Malaisi 2 dicembre 2019

    non capisco chi e a che titolo abbia autorizzato l’Anpi ad organizzare un convegno all’interno di una scuola pubblica avente ad oggetto un libro sul Fascismo.
    Non è il caso che il Ministero intervenga per vietare queste iniziative di carattere politico da qualunque parte esse provengano ?

  • FRANCO ZANINI 2 dicembre 2019

    Nelle Marche,regione tragicamente Rossa,finalmente spira un vento che porta a leggere in modo equilibrato la nostra Storia senza il soffocamento delle ideologie!

  • Pompeo 2 dicembre 2019

    Se fosse stato per loro altro che democrazia!!saremmo finiti tutti sotto Tito.L’anpi e tutti quelli che la pensano allo stesso modo non parlino di democrazia ma piuttosto si vergognino!

  • rino 2 dicembre 2019

    La dittatura del proletariato che professano non può essere democratica.

  • 2 dicembre 2019

    Una sottile crepa si sta aprendo e quest’episodio dimostra che le vestali della “resistenza” devono cominciare a preoccuparsi.

  • maurizio pinna 1 dicembre 2019

    E’ un esempio molto istruttivo perchè conferma ciò che ho sempre pensato di loro, del resto nella mia attività Storica ho conosciuto molti ex partigiani che non si sono mai sentiti rappresentati o fatto parte dell’ANPI. Un individuo che può aver operato ventenne nei partigiani oggi dovrebbe avere non meno di 95 anni, penso che non ne siano rimasti molti, gli attuali sono solo dei mistificatori bolscevichi, prepotenti, supponenti e attaccabrighe. Roba buona per fare i pesci in barile.

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