Wanda Ferro (Fdi): “La deputata Occhionero deve parlare davanti alla commissione Antimafia”

venerdì 8 novembre 10:02 - di Andrea Giorni
Wanda Ferro
L’on. Wanda Ferro, deputata di Fratelli d’Italia, ha richiesto l’audizione in Commissione antimafia della deputata Giusy Occhionero, coinvolta nella vicenda dell’assistente parlamentare in carcere per mafia.
“Sì. Naturalmente non abbiamo intenzione di interferire con le indagini condotte dalla Procura Antimafia di Palermo, che ha già sentito la parlamentare di Italia Viva in qualità di testimone. E’ chiaro però che la vicenda, per i contorni che sono emersi, necessita di un urgente approfondimento anche in sede di Commissione. Ci sembrano infatti particolarmente preoccupanti e da chiarire i toni e contenuti delle interlocuzioni tra la parlamentare e il suo ex collaboratore Antonello Nicosia, che sarebbe entrato con lei nelle carceri per incontrare i boss detenuti e portare all’esterno i loro messaggi. Parliamo di un soggetto ritenuto dagli inquirenti l’anello di collegamento con i mafiosi detenuti vicini al superlatitante Matteo Messina Denaro.

Caso Occhionero, chiarire da che parte stanno le istituzioni

Fratelli d’Italia, con il collega Andrea Delmastro, ha chiesto le dimissioni della deputata Occhionero. Naturalmente non c’è accanimento politico né volontà di strumentalizzare la vicenda, ma occorre dare ai cittadini un segnale chiaro. Come ripeto spesso, le istituzioni devono dimostrare con i fatti da quale parte stanno. Invece temo che ai cittadini proprio sulla vicenda Occhionero arrivi spesso un messaggio ambiguo rispetto alla reale volontà dello Stato di contrastare la criminalità e il malaffare”.
Che cosa significa?
“Che c’è l’impressione che non tutte le articolazioni dello Stato remino nella stessa direzione. Siamo tutti testimoni del lavoro straordinario della magistratura inquirente e delle forze dell’ordine nel contrasto alla criminalità organizzata. Giorni e notti di lavoro, indagini faticose e rischiose per assicurare alla giustizia pericolosi criminali, e poi succede che boss mafiosi vengano scarcerati. E magari tornano a comandare dal salotto di casa a causa delle norme scellerate volute dai governi di centrosinistra.

Volevano dare i domiciliari a Giovanni Brusca…

Come vogliamo che i cittadini abbiano fiducia nei confronti del sistema della giustizia penale, che deve basarsi innanzitutto sulla certezza della pena e sul rispetto delle vittime della criminalità e dei loro familiari, se per giorni si è paventata la  possibilità che venissero concessi i domiciliari a Giovanni Brusca, lo “scannacristiani” autore della strage di Capaci. Dall’altro lato si toglie la scorta al capitano Ultimo, che arrestò Totò Riina, o si ridimensiona la tutela ad un magistrato da sempre in prima linea come Marisa Manzini, fatta oggetto di gravissime minacce da parte di un potente boss della ‘ndrangheta. Se i simboli sono importanti, il messaggio che sta mandando lo Stato è devastante. Sembra esserci più tutela per i criminali che per le loro vittime, come ha dimostrato anche il dibattito sulla legittima difesa”.
Eppure ai cittadini si chiede continuamente di collaborare con le istituzioni.
“E’ giusto che sia così, ma questa fiducia bisogna meritarla. La sicurezza deve essere “partecipata”, ma serve innanzitutto l’impegno dello Stato. Ci sono territori in cui la presenza o meno di una Volante della Polizia equivale alla presenza o meno dello Stato, segna la linea di demarcazione tra uno Stato che sta dalla parte dei cittadini e decide di combattere la criminalità, e uno Stato che invece davanti alla criminalità arretra.

In Calabria presidi di polizia sguarniti

In Calabria, ad esempio, ci sono presidi di Polizia – durante l’ultimo question time ho parlato del Commissariato di Lamezia Terme – che sono lasciati sguarniti di personale e di strumenti operativi. Ciò non è tollerabile in una terra meravigliosa, in cui vive gente onesta e laboriosa. Qui le cosche di ‘Ndrangheta, infiltrate ormai in ogni ambito della classe dirigente, inquinano la vita economica, politica e sociale. Si macchiano di crimini orrendi a danno di innocenti, come l’omicidio di Matteo Vinci, ucciso a Limbadi con un’autobomba. E’ gravissimo che la Regione Calabria abbia ritardato la richiesta di costituirsi parte civile nel processo, fino a farsela rigettare dalla Corte d’Assise.
Bisogna sapere da quale parte stare: se anche le istituzioni si voltano dall’altra parte, è difficile chiedere al cittadino comune, al professionista, all’imprenditore, di tenere la schiena dritta davanti alle lusinghe o alle prevaricazioni delle cosche”.

Commenti

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  • loredana 8 novembre 2019

    Concordo nella maniera più assoluta con la posizione assunta da Fratelli d’Italia nella vicenda.
    Già il solo linguaggio emerso dalle intercettazioni nei dialoghi tra il Nicosia e la parlamentare necessita di una posizione netta e categorica da parte della politica tutta.
    La criminalità prospera e prolifica anche grazie alle connivenze , alla tolleranza, all’indifferenza di chi non può e non deve permettersi “ingenuità” , se di ingenuità si tratta, gravissime e intollerabili.
    Un plauso alla coerenza, alla rettitudine, alla determinazione dello schieramento di Fratelli d’Italia e della sua Presidenza.
    La gente onesta e perbene esige chiarezza, legalità , determinazione sempre e comunque. Bando ai proclami, alle inettitudini , alle ipocrisie di chi deve tutelarci e tutelare la legalità.

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