Reddito di cittadinanza, nella città di Di Maio uno su 3 ha l’assegno. Le offerte di lavoro? Una farsa

lunedì 4 novembre 11:11 - di Gigliola Bardi
pomigliano

Nella città natale di Luigi Di Maio, Pomigliano d’Arco, un terzo della popolazione riceve il reddito di cittadinanza. Lo prendono in 12mila su 39mila abitanti complessivi. Con questi numeri se non è clientela, certo lo sembra. Anche perché la famosa e ormai famigerata fase due del reddito, ovvero quella in cui il sussidio doveva diventare lavoro, resta una chimera. Dei 12mila solo mille sono stati chiamati dal centro per l’impiego, di questi solo una piccola parte ha sostenuto il colloquio (si stima che la fila finirà verso la primavera 2020), e nessuno ha ottenuto un lavoro. Con sommo disappunto degli stessi pomiglianesi “percettori” di reddito, che invece preferirebbero di gran lunga un’occupazione a quella che molti considerano un’elemosina di Stato o, appunto, una clientela di Movimento.

Il sindaco: «Il reddito di cittadinanza è una presa in giro»

A indagare sulla situazione di Pomigliano – che, al di là dei numeri impressionanti, è simile da quella delle altre città – è stato il quotidiano La Stampa. In un lungo reportage pubblicato sull’edizione di oggi, l’inviato Niccolò Zancan riporta la frustrazione di diversi cittadini.

Con parole e storie diverse, tutti spiegano che ciò che veramente interessava era il lavoro. Ma il lavoro resta un sogno, senza che la legge né il tessuto economico o istituzionale locale possano trasformarlo in realtà. E così lo Stato continua a sborsare milioni di euro che non risolvono davvero la vita di queste persone.

Commenti

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  • MATTEO 4 novembre 2019

    Di Maio lo statista ah, ah,ah….alle prossime politiche i 5 stelle e Di Maio…SPARIRANNO….

  • leone giuseppe 4 novembre 2019

    Il reddito di cittadinanza cambia in base al coniuge del Movimento 5 Stelle. Pare evidente come l’asse con il Partito democratico faccia ben sperare gli immigrati, che da settembre hanno iniziato a credere davvero che lo Stato darà loro un sussidio.
    Proprio quel Pd da sempre contrario al Rdc ora si è messo una benda sugli occhi e tifa per tale provvedimento per dargli un taglio di sinistra: raggiungere più persone che arrivano in Italia.
    La riforma voluta dai grillini era stata digerita forzatamente dalla Lega, che però aveva preteso dei paletti rigidi per limitare il numero di stranieri beneficiati: gli extraeuropei devono farsi rilasciare dal proprio Stato di origine un documento che certifichi la composizione del loro nucleo familiare, il reddito e il patrimonio, traducendolo e facendolo convalidare dal consolato.
    Ma sulla base dei dati dell’Inps scatta l’insurrezione: “solo” 53.971 famiglie extracomunitarie residenti in Italia hanno avuto regolarmente accesso al reddito o alla pensione di cittadinanza, si tratta del 5,6% su un totale di 960.007 beneficiati. Al vaglio del governo dunque vi è l’ipotesi di rendere meno robusti i criteri per ricevere il reddito di cittadinanza. Tuttavia non dovrebbe cambiare il requisito che limita la concessione del sussidio a chi risiede da dieci anni nel nostro Paese, valido anche per i cittadini italiani.
    Il governo del ribaltone vuole dare il reddito di cittadinanza a 154 mila stranieri che, fino ad oggi, non hanno potuto averlo grazie al blocco deciso quando la Lega era al governo.
    Lo scorso 5 luglio l’Inps ha infatti sospeso le richieste di sussidio presentate dagli extracomunitari dal mese di aprile in poi, in attesa che il ministero del Lavoro pubblicasse la lista comprendente quei Paesi i cui cittadini sono esonerati dall’obbligo di presentare una certificazione dei redditi e di quanto posseduto in patria: è la famosa ‘clausola Ceccardi’ che sta depennando dalle liste in tante città italiane
    Ieri lo stesso ministero ha fatto sapere che la lista arriverà nei prossimi giorni, addirittura entro questo fine settimana. Così da accelerare il reddito di cittadinanza agli immigrati.
    E ci sono 172 mila immigrati che invece il reddito l’hanno ottenuto – perché hanno presentato la richiesta prima della conversione del decreto in cui la Lega ha imposto la clausola – ma che adesso dovrebbero perderlo. Il motivo? Avevano sei mesi di tempo, scaduti, per presentare le certificazioni necessarie, non le hanno presentate: perché hanno proprietà e soldi in patria. Ma volevano i soldi dai contribuenti italiani.
    E ora, il governo del ribaltone vuole fare in fretta, pubblicando una lista probabilmente ridicola che includerà tutti i Paesi di chi ha fatto richiesta, dando così il reddito ad oltre 300mila immigrati: non chiamatelo ‘reddito di cittadinanza’, grillini, chiamatela ‘marchetta per l’invasore’.

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