‘Ndrangheta, maxi blitz antimafia nel torinese. Settanta arresti

martedì 5 novembre 11:37 - di Redazione
stuprata

Un colpo alla ‘Ndrangheta. Un maxi blitz antimafia a Torino, all’alba, ha portato all’arresto  di 70 persone, tutte legate alla ‘ndrangheta. Si tratta di componenti delle famiglie Agresta e Assisi, capi locali di Volpiano e San Giusto Canavese. Sono considerati i più potenti narcotrafficanti tra l’Italia e il Sud America. Oltre alla provincia di Torino, l’operazione ha coinvolto anche Reggio Calabria, Milano e Catania.

Ndrangheta, in manette 70 persone

In carcere è finito anche il capo clan delle famiglie Agresta, Catanzariti e Assisi. Il nome più pesante è quello di Nicola Assisi, latitante per anni in Sudamerica. Era già stato arrestato insieme al figlio a luglio a Praia Grande in Brasile. Le persone finite in manette sono accusate di associazione di tipo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti.

Sequestrati beni, immobili e droga

L’operazione ha visto coinvolti 400 uomini del comando provinciale dei carabinieri di Torino. Sessantaquattro arresti sono stati  eseguiti dai carabinieri. 6 dalla guardia di Finanza. Questi ultimi sono ritenuti responsabili anche di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati  stati sequestrati  beni mobili e immobili, conti correnti e quote societarie.  Sotto sequestro anche 80 kg di droga.

L’operazione di questa mattina è l’atto finale delle indagini scattate con le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Domenico Agresta, il padrino ragazzino. Che a 29 anni aveva già scalato le gerarchie della locale di Volpiano ma che a ottobre del 2016, dal carcere di Saluzzo dove stava scontando 30 anni per omicidio, ha dato una svolta alla sua vita. Cominciando a collaborare con i magistrati di Torino, Monica Abbatecola e Paolo Toso. «La scuola mi ha fatto collaborare, perché l’istruzione mi ha dato strumenti che prima non avevo. In carcere, mi sono diplomato», ha detto nelle molte udienze in cui ha portato la sua testimonianza, compresa quella per l’omicidio del procuratore di Torino, Bruno Caccia.

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