Imprenditori legati al presidente del Venezuela riciclavano tangenti in immobili di lusso in Italia

giovedì 14 novembre 18:35 - di Redazione
Il presidente del Venezuela Maduro e Chavez

Sono legati al presidente del Venezuela, Nicolas Maduro gli imprenditori colombiani coinvolti nell’indagine della Finanza su una vasta rete di corruzione internazionale. Che riciclava soldi in immobili di lusso in Italia.

E’ questa la convinzione degli investigatori del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, coordinati dalla Procura di Roma. Che hanno acceso un faro sullo schema utilizzato dagli imprenditori per ottenere numerosi e ingenti contratti commerciali con il governo del Venezuela.

La rete di corruzione legata ai contratti del Venezuela

Le indagini sono scattate nei confronti di alcuni imprenditori colombiani. Che il Dipartimento del Tesoro statunitense ritiene coinvolti in una vasta rete di corruzione internazionale finalizzata ad ottenere vari contratti dal Venezuela. E, in particolare, quelli relativo ai sussidi alimentari. I cosiddetti Clap, Comités Locales de Abastecimiento y Producciòn.

Gli imprenditori si sarebbero anche occupati nel riciclaggio dei relativi proventi. Infatti i finanzieri hanno sequestrato, infatti, agli imprenditori italiani e colombiani, somme per 1,8 milioni di euro. Ma anche un immobile di prestigio nel centro storico di Roma del valore di 4,8 milioni di euro. E alcune opere d’arte, fra cui 8 quadri e un arazzo.

Sequestrato un appartamento in via Condotti a Roma

L’immobile di lusso, che si trova in via Condotti a Roma, è un appartamento intestato ad una società inglese. Ed è riconducibile alla moglie italiana del principale indagato.

Un’altra operazione sulla quale si è appuntata l’attenzione dei finanzieri riguarda il trasferimento di notevoli disponibilità economiche verso un conto corrente italiano.
In questo caso sono quattro gli indagati per trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio. Perché il trasferimento di valori proveniva dall’estero, Spagna e Inghilterra. Ed era privo di motivazione.

L’imprenditore indagato inserito nelle black list per reati economici e finanziari

Nel decreto di sequestro i magistrati sostengono che «dagli approfondimenti investigativi sono emersi gravi e ripetuti elementi di rischio». Elementi che riguardano «fenomeni riciclatori a carattere transnazionale riconducibili all’opera di una serie di persone fisiche e giuridiche. Collegate all’imprenditore indagato».

Infatti, quest’ultimo, insieme ad altri, scrivono i magistrati nel provvedimento «è stato inserito dal Dipartimento del Tesoro Usa nelle liste Ofac, Office of foreign assets control, poiché destinatario di diversi procedimenti penali per reati economico-finanziari».

L’inserimento nelle liste Ofac è dovuto al fatto che l’imprenditore indagato è «legato al presidente del Venezuela, Nicolas Maduro».

Nel corso delle indagini sono emerse, in particolare, le figure di due fratelli colombiani di origine libanese, di 43 e 48 anni, oggetto di una serie di indagini da parte di diversi Paesi tra cui Usa, Bulgaria e Colombia.

Le ipotesi di reato a loro a carico sono di corruzione internazionale, traffico illegale di oro, riciclaggio, appropriazione indebita, importazione e esportazione fittizia, truffa aggravata.

I nomi dei due fratelli sono stati inseriti dal Dipartimento del Tesoro degli Esteri e della Financial Intelligence degli Stati Uniti d’America nelle liste Ofac, Office of foreign assets control.

Secondo quanto emerso dalle indagini, attraverso la corruzione di funzionari del Venezuela, il principale indagato sarebbe riuscito a costituire notevoli provviste di denaro che, da diversi Paesi, anche inseriti in black list, come Panama, sono poi confluite in Italia sotto forma di investimenti e pagamenti.

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