Ilva, Arcelor Mittal passa ai fatti. Governo all’angolo: rischiano 11mila lavoratori

mercoledì 6 novembre 16:22 - di Redazione
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Dalle parole ai fatti. La minaccia di Arcelor Mittal Italia di mollare lo stabilimento Ilva di Taranto è ora una decisione. Il colosso franco-indiano della siderurgia ha infatti formalmente avviato la procedura per restituire ai commissari gli stabilimenti acquisiti nel 2018. Glielo consente l’articolo 47 della 428/90. Al Mise, invece, e per conoscenza ai commissari la proprietà ha già inoltrato richiesta di avvio della cessione del ramo d’azienda. Un’operazione che coinvolgerà ben dodici siti per un totale di 10.777 dipendenti. A tanti ammontano i lavoratori del perimetro aziendale oggetto di trasferimento ai commissari. Il tutto – retrocessione dei rami d’azienda e conseguente passaggio dei lavoratori – si consumerà entro trenta giorni dalla data del recesso di Arcelor Mittal.

Arcelor Mittal avvia la procedura di trasferimento

Nella lettera inviata ai sindacati e alle rappresentanze aziendali, Arcelor Mittal ha sottolinea ancora una volta che la protezione legale costituiva un presupposto essenziale dell’accordo dello scorso anno. Ora lo scudo non c’è più. Il decreto che lo conteneva non è stato mai convertito in legge. Così hanno voluto i Cinquestelle guidato dall’ex-ministro Barbara Lezzi. Il mutato contesto normativo fa venire meno, secondo Arcelor Mittal, i presupposti che avevano condotto il gruppo franco-indiano ad investire nello stabilimento Ilva di Taranto. Senza lo scudo penale, dice in sostanza la proprietà, mancano i presupposti minimi per investire.

Conte fa l’ottimista

L’attivazione dell’articolo 47, sebbene scontata dopo la decisione di Arcelor Mittal di retrocedere lo stabilimento Ilva allo Stato, è un passo certamente preoccupante. Destano perciò non poco stupore le parole pronunciate dal premier Conte mentre entrava al vertice appositamente convocato a Palazzo Chigi: «Sto per entrare in riunione, sono fiducioso. La linea del governo è che gli impegni contrattuali vanno rispettati e in questo caso riteniamo non ci sia nessuna giustificazione per sottrarsi». Sul fronte sindacale, invece, si registra la spaccatura tra la Fim-Cisl, che ha indetto uno sciopero dalle 15 di oggi, e la Uilm, che ha invece deprecato le «decisioni solitarie». La Fiom, ha invece proclamato lo stato di agitazione per tutti gli stabilimenti.

 

Commenti

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  • MICHELE MASTROMARINO 6 novembre 2019

    Il peggior governo abusivo, tra tutti i governi non voluti dall’elettorato, che abbia avuto la Repubblica Italiana.

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