Expo, condanna confermata per Maroni: Ma lui: «Sentenza ingiusta. Ricorrerò in Cassazione»

venerdì 8 novembre 18:20 - di Redazione
Maroni

Condanna confermata per Roberto Maroni, più volte ministro dei governi Berlusconi ed ex-governatore leghista della Lombradia. I giudici della Corte d’appello hanno infatti ribadito la condanna ad un anno e a 450 euro di multa (pena sospesa) comminata in primo grado dal tribunale milanse. La vicenda una costola dell’inchiesta sulla Expo di Milano, al tempo in cui Maroni era governatore al Pirellone. E ruota su un giro di presunti favori che egli avrebbe fatto ad una sua collaboratrice Mara Carluccio. In sostanza i giudici lo hanno ritenuto colpevole di aver fatto pressioni al fine di farle ottenere un incarico nell’ente di ricerca regionale Eupolis. Da qui l’accusa e la condanna per «turbata libertà del contraente».

Assolto invece dal reato di «induzione indebita»

In sede di requisitoria, il procuratore generale Vincenzo Calia aveva chiesto la condanna anche per induzione indebita invocando una pena di due anni e sei mesi. Analoga richiesta era stata formulata dal pm in primo grado. Anche in questo caso, però, per Maroni è scattata l’assoluzione «perché il fatto non sussiste». Quest’ultimo capo d’imputazione faceva riferimento a presunte pressioni esercitate dall’esponente politico per far partecipare a una missione a Tokyo un’altra sua ex collaboratrice, Maria Grazia Paturzo, a lui legata, secondo l’accusa, da una «relazione affettiva».

Maroni: «Orgoglioso della mia attività istituzionale»

I giudici d’appello hanno confermato anche le condanna a 1 anno per Giacomo Ciriello ex capo della segreteria politica di Maroni, per Andrea Gibelli, ex segretario generale del Pirellone, cui sono stati inflitti 10 mesi e 20 giorni, e per la Carluccio (6 mesi). Al momento della lettura del dispositivo, Maroni non era presente in aula. Ma la sua reazione al verdetto è arrivata via Twitter: «Sono deluso e amareggiato per questa ingiusta sentenza – vi si legge – . Ma non mi arrendo, ricorrerò in Cassazione perché sia riconosciuta l’assoluta correttezza e legittimità dei miei comportamenti». E ancora: «Sono orgoglioso di tutto quello che ho fatto nella mia lunga attività istituzionale e politica».

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza