Donzelli racconta: “Così abbiamo combattuto e vinto la prima battaglia contro gli abusi al Forteto”

giovedì 7 novembre 12:08 - di Giovanni Donzelli*

Era il 2011 quando alcune persone chiesero di incontrarci, avevano trovato il coraggio di parlare dopo decenni di violenze e angherie al Forteto. Allora ero consigliere regionale. Negli stessi giorni, grazie alle denunce presentate da quelle stesse persone, Rodolfo Fiesoli fu arrestato con le accuse di abusi e maltrattamenti nei confronti dei minori. Da oltre 30 anni era il capo del Forteto, comunità-cooperativa agricola del Mugello (Firenze) già finita al centro di scandali giudiziari. Fu poi rilasciato ed iniziò un lungo iter giudiziario durato 8 anni.

“Al Forteto era la sinistra a minare la famiglia tradizionale”

Il primo arresto per il “Profeta“, come si faceva chiamare Fiesoli, arrivò oltre 30 anni prima, nel 1978. Gli abusi gli costarono una condanna definitiva nell’85. Ciononostante il Tribunale dei Minori di Firenze continuò ad affidare minori alle coppie finte che vivevano al Forteto. Anche se la struttura non era in alcun modo accreditata dalle istituzioni. Fu la spinta ideologica della sinistra nella contestazione della famiglia tradizionale a provocare quell’allucinazione. E i segnali furono tutti ignorati. Nel 2000 ad essere condannato fu persino lo Stato italiano: la Corte europea dei diritti dell’uomo stangò l’Italia, che non permetteva ad una madre naturale di vedere i suoi figli. Anni di appoggi politici, placet della magistratura, silenzi, paure. Oltre che violenze fisiche e psicologiche che provocarono ferite indelebili costate la vita a centinaia di persone.

“Fingevano di non ascoltarci, ma abbiamo vinto”

Abbiamo condotto la battaglia anche quando facevano finta di non ascoltarci. Anche quando la gente evitava le iniziative o ci guardava dalla finestra alle manifestazioni organizzate insieme alla nostra consigliera di Vicchio Caterina Coralli, che per prima si mosse. Le denunce, le bufere nelle due commissioni d’inchiesta del Consiglio regionale, la giustizia lenta. Quella di ieri è certamente stata una bella giornata per chi ha subito le prepotenze di un sistema. Ma in questi momenti penso all’ingiustizia delle prescrizioni che hanno salvato molti imputati e alla battaglia da completare contro la setta e tutti quelli che ancora la spalleggiano. E’ l’ora di stabilire le responsabilità di tutto ciò nella commissione d’inchiesta parlamentare istituita otto mesi fa e mai partita: basta rimpalli, la politica la smetta di giocare con il Forteto. Giustizia non è ancora fatta.

*deputato di Fratelli d’Italia

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