Conti pubblici, Cottarelli boccia la manovra del governo: «Troppe tasse. E la crescita non c’è»

venerdì 8 novembre 17:09 - di Redazione
Cottarelli

La diagnosi è spietata e la prognosi impietosa: le tasse sono troppe e e la crescita non c’è. È una vera e propria bocciatura della manovra del governo quella che arriva da Carlo Cottarelli. Una voce autorevole, la sua, dal momento che rivesta la carica di direttore dell’Osservatorio dei conti pubblici dell’Università Cattolica. Queste le sue esatte parole: «Se la legge di bilancio non cambia in peggio i conti pubblici non li cambia neanche in meglio e non definisce una chiara crescita di crescita».

Cottarelli: «Dal Conte bis puro galleggiamento»

A sua giudizio, tuttavia, la vera zavorra della manovra del Conte bis è l’eccesso di «micro tasse». Sono «troppe», sottolinea Cottarelli. E finiscono per aumenta, «anche se di poco» la pressione fiscale, rendendo però in ogni caso «più difficile amministrare il sistema». Mister Forbici (così venne soprannominato ai tempi della mai riuscita spending review) ha fatto conoscere la propria opinione al Senato, davanti alle commissioni Bilancio congiunte. Cottarelli definisce quella del governo una manovra «di galleggiamento». E ne spiega il perché. A suo giudizio, infatti, la nuova legge di bilancio genera una sorta di effetto zero, Quasi una compensazione tra i «notevoli aumenti di tasse» e il taglio «che riguarda il cuneo fiscale». Tradotto, significa che il governo con una mano restituisce i soldi e con l’altra se li riprende. Praticamente, una truffa.

Risparmi modesti dall’abolizione di Quota 100

In più, secondo Cottarelli la legge di bilancio «non mette al riparo i conti da choc che mandino l’Europa in recessione». Il motivo? Basa la riduzione del debito sull’aumento dell’inflazione e sul calo dei tassi di interesse. Sul capitolo crescita la bocciatura di Mister Forbici è ancora più netta. «L’impatto sulla domanda – argomenta – è modesto e fa ben poco per rilanciare il Pil dal punto di vista strutturale». Dalla sua analisi si salvano solo le misure contro l’evasione che, spiega, «danno un segnale importante. Infine, Quota 100 sulle pensioni. Renzi vorrebbe abolirla per dirottare altrove i soldi che si risparmierebbero. Ma parliamo di somme, tutto sommato modeste. Cottarelli e preciso: tra i 400 e gli 800 milioni nel 2020 e di 1,5-2 miliardi nel 2021. E questo perché «la maggior parte dei pensionati è già uscito nel 2019». Come a dire che nun c’è più trippa pe’ gatti.

Commenti

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  • Alessia Morini 10 novembre 2019

    Argomento interessante ma articolo scritto malissimo. Pieno di errori sintattici e grammaticali. Siete il giornale simbolo della Destra italiana colta, ma chi ha scritto quest’articolo lo ha fatto in maniera davvero imbarazzante, e che non vi fa certo onore.

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