Carceri, l’assistente parlamentare arrestato per mafia chiese la testa dei vertici del penitenziario di Agrigento

mercoledì 27 Novembre 15:59 - di Redazione
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Carceri ancora nella polemica. Antonello Nicosia, l’assistente parlamentare arrestato per mafia chiese la testa dei vertici del penitenziario di Agrigento. La vicenda è raccontata dal sindacato di Polizia penitenziaria Sappe, Sindacato autonomo Polizia penitenziaria. “Come noto, di recente il signor Antonello Nicosia è finito in manette. Nicosia era l’ex assistente di una parlamentare di Italia Viva -. Nicosia è accusato di intermediazione con associati alla criminalità organizzata. Aveva libero accesso negli istituti come collaboratore di parlamentare o come osservatore di diritti dei detenuti. Così ha avuto modo di richiedere ai vertici del ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria la sospensione dal servizio del Direttore e del Comandante della C.C. di Agrigento”.

Carceri, il Sappe scrive al ministro Bonafede

“Tali richieste – scrive il Sappe – sono state fatte in modo veemente e riportate con enfasi su tutte le testate giornalistiche regionali e nazionali. Le richieste hanno presumibilmente comportato disagio, imbarazzo e sbigottimento non solo sugli interessati, ma su tutto il personale dell’amministrazione e del Corpo di Polizia penitenziaria. Che quotidianamente svolge con abnegazione e sacrificio la propria attività, al servizio del Paese. A seguito dell’arresto di Nicosia per i gravissimi fatti contestati, tali richieste, sin da subito considerate ingiuste e palesemente infondate agli occhi esperti di carcere, assumono una connotazione ancora diversa e più inquietante”. Il sindacato Sappe ha trasmesso la lettera al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Francesco Basentini.

Nicosia, membro del comitato nazionale dei Radicali italiani, era stato arrestato insieme con altre 4 persone. L’accusa: aver veicolato messaggi fuori dalle carceri. In manette anche il capomafia di Sciacca Accursio Dimino. Secondo la Procura avrebbe fatto da tramite tra capimafia, alcuni dei quali al 41 bis, e i clan, portando all’esterno messaggi e anche ordini. Nicosia ha accompagnato la deputata Pina Occhionero (ex LeU e di recente passata a Italia Viva, che risulta estranea alla vicenda) in alcune ispezioni all’interno delle carceri siciliane. Durante quelle visite i boss avrebbero affidato all’assistente della parlamentare dei messaggi da recapitare all’esterno.

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