Whirlpool, tutti contro il governo: “Da Conte e Di Maio solo propaganda”

mercoledì 16 ottobre 13:23 - di Carlo Marini

Sono ore di grande tensione allo stabilimento Whirlpool di via Argine a Napoli. Le forze dell’ordine circondano l’area antistante l’ingresso della fabbrica dove sono esplose le proteste dopo le notizie provenienti da Roma. È arrivato infatti l’annuncio dello stop alla produzione dal primo novembre dato dalla multinazionale statunitense. Capannelli di lavoratori discutono animatamente sullo stato della vertenza. Sono tutti inferociti contro il governo Conte e in particolare contro il concittadino Luigi Di Maio. Da ministro dello Sviluppo economico, l’attuale responsabile della Farnesina aveva garantito ai lavoratori che una soluzione si sarebbe trovata.

Il silenzio di “Giuseppi” con l’amico americano

In realtà, l’atteggiamento del primo governo Conte e del Conte bis è stato decisamente remissivo nei confronti del colosso Usa. Del resto, “Giuseppi” e Gigino a far la voce grossa con Washington erano davvero poco credibili.  La prossima partita è in programma per giovedì mattina. Alle ore 9,30, i lavoratori napoletani si ritroveranno davanti alla fermata della linea 1 della metro di piazza Municipio, da dove partirà un corteo alla volta di palazzo Santa Lucia, sede della Regione Campania.

De Luca e De Magistris d’accordo sulla Whirlpool

E proprio il governatore campano,  Vincenzo De Luca. «Grande chiacchiere e grande propaganda – ha sottolineato a Radio Rdc – senza la vera soluzione dei problemi: Whirlpool chiude. Avemmo dovuto spronare l’azienda a dire in quali condizioni avrebbe potuto riaprire. Il Governo avrebbe dovuto mettere in piedi una serie di vantaggi fiscali. Da anni il nostro Paese è privo di una politica industriale. Abbiamo al Governo – ha concluso – persone che pensano di governare l’Italia attraverso i tweet e la mera propaganda». De Luca ha aggiunto che «la Regione Campania  è pronta a mettere a disposizioni fino a 20 milioni di euro per invitare l’azienda a restare a Napoli»

Sulla questione, Luigi de Magistris è altrettanto allarmato. «Vorrei che il presidente del Consiglio apprendesse, anche direttamente da questo incontro, che questa è una vertenza della città. E la città – spiega il sindaco di Napoli – che trova inaccettabile intollerabile che oltre 400 persone possono andare a casa in questo modo. C’è bisogno di vederci, per comprendere qual è la strategia del Governo. Noi come città faremo anche delle iniziativa importanti, non lasceremo soli questi lavoratori, ma dobbiamo trovare una strada per dare un futuro sereno di lavoro a queste persone che, in questi mesi, hanno sofferto veramente le pene dell’inferno».

Intanto il sindacato sta lavorando ad una iniziativa con il mondo della cultura. Lunedi pomeriggio si svolgerà la riunione degli esecutivi unitari convocati da Cgil Cisl Uil di Napoli per lanciare lo sciopero generale delle categorie produttive.

 

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