Sul fascismo siete insopportabili. E noi ce ne freghiamo, siamo liberi e patrioti

martedì 1 ottobre 6:00 - di Francesco Storace

Cari colleghi giornalisti, sul fascismo state diventando davvero insopportabili. Alla Rai, in particolare, sembra essere tornati ad un format che andava di moda tanti anni addietro e si ricomincia con la solita solfa. Sei di destra? E subito scatta il riflesso condizionato: “Sei fascista?”.
Quasi come se ci fosse una tessera da prendere, una camicia da indossare, tacchi da sbattere. C’è solo Berlusconi che ogni tanto se ne esce male…
Non ci stiamo alla caricatura e pretendiamo serietà anche dai giornalisti del servizio pubblico. Perché sembra che vogliano ridurre tutto a barzelletta e trapela il rifiuto, comodo, di leggere una storia complessa. Certo, con luci e ombre, ma comunque ricca di realizzazioni. “Sei fascista?”, chiede a Fabio Rampelli Serena Bortone ad Agorà su RaiTre. E ha fatto bene il vicepresidente della Camera a rispondere “Me ne frego”. Con quell’affermazione Rampelli ha detto che siamo patrioti e uomini liberi, liberi anche di non cadere nel tranello di una retorica vecchia come il cucco.

Non c’è un partito fascista all’orizzonte

Oggi non c’è un partito fascista all’orizzonte, ma idee da discutere. Una storia da analizzare, semmai.
Ha mai provato la Rai a fare il conto di quante strade sono intitolate ancora oggi in tutta Italia a criminali comunisti? Eppure in Europa si è paragonato nazismo e comunismo, ma non sentiremo mai un giornalista chiedere a Nicola Zingaretti se è comunista o se rimpiange l’Unione Sovietica.  Ci state, dopo il voto di Strasburgo, a sostenere una proposta di legge – per la dodicesima disposizione transitoria bis della Costituzione – che è vietata la ricostituzione del Partito Comunista? Una bella trasmissione sui crimini della resistenza nel triangolo rosso ce la farete vedere in tv? Quando avrete tolto ogni piazza, strada o vicolo intestate a despoti sanguinari potrete chiederci quel che vi passa per la mente.
Provate a invitare Davide Casaleggio. Domandategli se è un democratico. Vi risponderà di sì, eppure qualche dubbio ci resterà. Lui sceglie ministri e sottosegretari. Sempre lui incassa 300 euro ogni trenta giorni da senatori e deputati eletti con il simbolo dei Cinquestelle, infligge penalità a chi molla il Movimento, fa come gli pare con la piattaforma Rousseau. Sicuri che sia democrazia?

Quel giudizio storico sul fascismo e le sue realizzazioni

Essere uomini liberi significa poter avere un giudizio storico sulle opere e le realizzazioni del fascismo differente dal vostro e nessuno potrà toglierci mai questa libertà. Di questi tempi, semmai si deve considerare come anticamera della dittatura quella del potere finanziario che opprime i popoli come quella del pensiero unico che si espande fino alla cancellazione dei profili sui social.
Dittatura è anche umiliare la scelta democratica di un popolo, infischiandosene  del voto che ha relegato – e più volte – il Pd all’angolo. Lo portate al governo e dite che è consentito dalla democrazia parlamentare. E avete la faccia tosta di chiederci se i fascisti siamo noi. Basta, mille volte basta, con il conformismo che dilaga e porta acqua al mulino di un regime che vediamo formarsi giorno dopo giorno. Chi pensa di metterci all’angolo con un dibattito datato – il problema non è la domanda di Serena Bortone, ma le mille stesse domande di tutti i giorni – è fuori dalla realtà. Perché gli italiani non li fermerete con la demagogia.

Commenti

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  • FAUSTO 1 ottobre 2019

    BRAVO STORACE. IO HO 88 ANNI, SONO NATO E LA MIA FANCIULLEZZA E’ STATA SOTTO IL FASCISMO. IL FASCISMO NACQUE COME REAZIONE AL PERICOLO COMUNISTA ED ALLA STRAPOTENZA DEI SINDACATI ROSSI. OGGI CI TROVIAMO IN UNA SITUAZIONE SIMILE. I COMUNISTI HANNO CAMBIATO NOME E CAMICIA MA IL COLORE E’ LO STESSO FORSE PIU’ SBIADITO MA LA TATTICA DI AGGRESSIONE AGLI OPPOSITORI NON E’ CAMBIATA. SE PERDONO LE ELEZIONI IL RICORSO ALLA MAGISTRATURA E’ ASSICURATO SIA IN ITALIA CHE IN AMERICA. SPRIAMO DI POTERCENE LIBERARE UN GIORNO ED OTTENERE LA VERA DEMOCRAZIA. IN ITALIA VIGE LO STATO DI POLIZIA SIAMO OSSERVATI ANCHE NELLA CAMERA DA LETTO

  • Francesco Martire 1 ottobre 2019

    Grandioso commento. Grande Francesco.

  • Agostino Rossi 1 ottobre 2019

    Se amare la mia Patria, essere orgoglioso di lei, osservarne le leggi, essere pronto a dare la vita per lei, rispettare le forze dell`ordine, comportarsi sempre con onore, disprezzare “via togliatti” si chiama fascismo, allora si, io sono fascista alla faccia della rai e dei suoi giornalisti zecche Komuniste

  • Carlo Cervini 1 ottobre 2019

    Basta guardare a 8 e 1/2 quelle faccie da tolla dei giornalisti de la Repubblica, il fatto Quotidiano che con facce improponibili tentano di giustificare i fatti e i misfatti di questo Governo nominato da Berlino e Parigi……………ancora peggio in altri intrattenimenti RAI dove altri giornalisti di area sinistra cercano di lavare il cervello ai poveri sudditi angariati dal Fisco e da “rieducare” ai loro desideri……………..Questi sono i veri fascisti e ci bombardano giorno e notte con le replich; bisogna fare piazza pulita di questa feccia !

  • eddie.adofol 1 ottobre 2019

    A questi della rai quando ti chiedono se sei un fascista domandale con chi va a letto e, poi vediamo cosa ti risponde, purtroppo la maggior parte dei giornalisti ITALIANI lavorano seriamente ma però loro cercano sempre uno scoop in + per fare notizia ma cosi facendo sono delle spie naturali del popolo bue e pensano che il bene viene soltanto da BIBBIANO o da tutte le malefatte dai falsi di sinistra perché anche loro in passato hanno ammazzato molti ITALIANI VERACI però lo negano dicendo che érano fascisti mentre invece loro che hanno ammazzato sono lindi e puliti come la pece. I sinistri sono falsi e bugiardi e hanno sempre il portafoglio pieno. I giornalisti sono soltanto calunniatori e dovrebbero essere denunciati ad ogni falsa intervista. Ma vi rendete conto i giudici di sinistra hanno dato l’ergastolo a Roberto SPADA X una testata, se questa me la chiami giustizia BOHHH – PRIMA GLI ITALIANI VERACI poi dopo i giornalisti calunniatori.

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