Strage di Bologna, il difensore di Cavallini svela il falso “mistero Picciafuoco”

giovedì 10 ottobre 14:50 - di Massimiliano Mazzanti
strage di Bologna

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo:

Strage di Bologna, svelato il falso “mistero Picciafuoco”. Sergio Picciafuoco, dopo due condanne all’ergastolo, fu definitivamente scagionato dall’accusa di aver preso parte alla strage di Bologna. Fu un vero e proprio “miracolo forense” del compianto Marcantonio Bezicheri, avvocato di vaglia ed esponente del Msi di Bologna.

Strage di Bologna, l’agenda di Cavallini

Non solo perché Picciafuoco si trovava alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, ma perché il suo nome compariva in un’agenda sequestrata a Gilberto Cavallini, all’atto del suo arresto, nel 1983. Tra i nomi alcuni “camerati”, ma anche estranei all’ambiente della Destra. Per le parti civili che si battono oggi per la condanna di Cavallini, quell’assoluzione non smentirebbe il legame tra Cavallini e Picciafuoco. E niente meno che con i servizi segreti.

Il sillogismo che non tiene

Dopo la strage di Bologna, quando fu arrestato nel 1981, Picciafuoco aveva un falso documento prodotto utilizzando una delle carte d’identità in bianco che furono rubate nel 1972 a Roma e finite in parte nelle mani del falsario marchigiano Guelfo Osmani. Il quale avrebbe confezionato anche falsi documenti per agenti dei servizi segreti. Ricapitolando: se Picciafuoco era in contatto con un falsario; se se il falsario era in contatto coi servizi; essendo anche in contatto con Cavallini, Cavallini non poteva che essere in contatto coi servizi segreti.

La difesa di Cavallini

Lo stesso Aristotele non avrebbe saputo formulare meglio il sillogismo che l’avvocato Andrea Speranzoni ha elaborato nell’ultima “memoria” consegnata alla Corte d’Assise. L’amicizia tra Cavallini e Picciafuoco sarebbe dimostrata dalla citata agenda dell’ex-Nar. Come ha sempre spiegato l’imputato nell’elenco sequestratogli compaiono anche nomi di persone che non conosceva. Nomi che gli furono suggeriti da altri latitanti della galassia dell’eversione nera. Né Cavallini né altri avrebbero potuto sapere che il Picciafuoco fosse un “camerata detenuto”, dal momento che, quando fu arrestato nel 1981, fu sempre segnalato come “delinquente comune”.

Il misterioso ferito era estraneo alla strage

Speranzoni cita un articolo del Resto del Carlino del 28 marzo 1981, in cui si segnalava come «il misterioso ferito della strage» fosse «un ladro specialista in evasioni», ma precisando che «il Picciafuoco nulla aveva a che vedere con la strage».

La stampa e i media

Le cose però non stanno affatto in questo modo, come ha svelato finalmente l’avvocato Alessandro Pellegrini. Grazie alla possibilità di scandagliare gli archivi delle pubblicazioni italiane, il difensore di Cavallini ha potuto dimostrare come il collegamento tra Picciafuoco, l’eversione nera e le indagini sull’attentato bolognese si continuò a ventilare, seppur in forma dubitativa, anche al momento del suo arresto a Udine, il 2 aprile 1981.

Le agenzie battute in quell’occasione (riprese dai quotidiani) e alcuni giornali, , tra cui “La Stampa” del 3 aprile, lo ribadirono. E non è un caso che l’annotazione di Cavallini nella sua agenda reciti testualmente: “Picciafuoco Sergio. Osimo. 04/81”. Si tratta di una nota palesemente ripresa dai giornali che dimostra anche, nello stile quasi burocratico, come Cavallini non conoscesse affatto il soggetto dell’appunto, dovendone memorizzare nome e provenienza geografica.

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