Strage di Bologna, altre due donne erano lì con passaporto falso

domenica 20 ottobre 19:10 - di Redazione
strage di Bologna

Spunta un secondo passaporto falso utilizzato nel capoluogo felsineo nell’immediatezza della strage di Bologna del 2 agosto 1980.

Strage di Bologna, un’altra donna con passaporto falso

E, anche stavolta, come per la sedicente cilena Juanita Jaramillo di cui ha parlato per la prima volta Adnkronos negli scorsi giorni, il documento di identità contraffatto è stato presentato alla reception dell’hotel Milano Excelsior che si trovava proprio di fronte alla stazione. Lo presenta un’altra misteriosa donna nascosta dietro l’identità fasulla della 44enne basca Maria Quintana, nata a Bilbao il 5 marzo 1936 e residente in Venezuela.

La sedicente Maria Quintana aveva un passaporto falso

Anche la sedicente Maria Quintana soggiornò, fra il 31 luglio 1980 e il 1 agosto, il giorno precedente la strage, in quell’hotel . Dalle finestre era possibile vedere proprio la sala d’aspetto di seconda classe dove è esplosa la bomba.

Anche nel caso del passaporto della basca Maria Quintana, nata in Venezuela, come per la cilena Juanita Jaramillo, il capo della polizia scrive il 20 febbraio 1981 al questore di Bologna e al Direttore della Criminalpol. E segnala loro che il documento è stato alterato “dagli stessi possessori o da altri”.

I passaporti falsi di Carlos e dei palestinesi

Va ricordato che passaporti falsi venivano costantemente utilizzati da terroristi palestinesi e dal venezuelano Carlos “Lo Sciacallo”. Sia per compiere attentati che per trasportare armi ed esplosivi. Anche in Italia, come abbiamo documentato nei giorni scorsi.

I documenti falsi nella casa londinese della basca Angela Otaola

Due passaporti cileni falsi che utilizzava Carlos, fra i sei documenti contraffatti che l’intelligence francese identificò, vennero ritrovati, assieme ad armi, munizioni ed esplosivo ad alto potenziale, a Londra, nell’appartamento di un’altra basca, la cameriera Angela Otaola. Che venne arrestata dalla polizia perché ritenuta fiancheggiatrice del superterrorista venezuelano. Fuggito nella capitale britannica dopo aver ucciso a Parigi, in un conflitto a fuoco, due agenti dello Dst francese, il servizio di controspionaggio.

La basca-venezuelana Maria Quintana con il passaporto falso

Ma quelli della basca Maria Quintana e della cilena Juanita Jaramillo non sono gli unici due passaporti utilizzati all’Hotel Milano Excelsior di Bologna ad attire l’attenzione degli investigatori fra i 23 ospiti dell’albergo che erano lì nei giorni immediatamente precedenti la strage del 2 agosto 1980.

Sempre il ministero dell’InternoInvestigazioni generali Operazioni speciali Ufficio Centrale – segnala con una nota il nominativo di Mara Diukè o Djukiè nata ad Adorsvici, in Iugoslavia, il 17 giugno 1958.

Lo strano passaporto della iugoslava Mara Djukiè

La Djukiè esibisce al desk dell’albergo che si affaccia proprio sul piazzale della stazione il passaporto numero 858295 rilasciato nel 1979.

Subito dopo la strage di Bologna gli investigatori vanno a ricontrollare tutti i nominativi delle persone che si trovavano negli alberghi cittadini nei giorni dell’attentato. E selezionano, oltre al nome di Juanita Jaramillo e a quello di Maria Quintana, anche il nome di Mara Djukiè chiedendo chiarimenti al Servizio segreto collegato.

La strage di Bologna e quella donna straniera sconosciuta

In questo caso, “per quanto riguarda Mara Djukiè – ammette il ministero dell’Interno – non si dispone di alcun altro elemento utile per la sua identificazione”.

Chi è questa terza misteriosa donna, anch’essa non identificata, come Juanita Jaramillo e Maria Quintana, che resta nell’ombra da 39 anni e che in quei giorni si trova certamente a Bologna?

Strage di Bologna, c’erano Thomas Kram e Francesco Marra

Resta ancora un mistero, come tanti che riguardano la strage del 2 agosto 1980. A cominciare dalle presenze registrate in città in quelle ore drammatiche e concitate. C’era sicuramente – lo ha ammesso lui stesso – il terrorista del gruppo Carlos, Thomas Kram. E c’era anche, in un albergo, il brigatista che sequestrò il giudice Sossi, Francesco Marra.

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