Sparatoria a Trieste, ricostruita tutta la dinamica: almeno 5 le pistole usate in quell’inferno di fuoco

mercoledì 9 ottobre 16:37 - di Redazione
sparatoria a Trieste

Sparatoria di Trieste, colpi, tempi, spostamenti: tutto viene passato al setaccio. E da quanto apprende l’Adnkronos, il lavoro di ricostruzione tra testimoni e immagini delle telecamere, danno un primo risultato agghiacciante: «Sono almeno cinque, forse sei, le pistole utilizzate nella strage in cui hanno perso la vita i due agenti della questura, Matteo Demenego e Pierluigi Rotta.

Sparatoria di Trieste, almeno 5 le pistole usate

Dopo i riscontri e le acquisizioni delle ultime ore, si apprende che sono due le semiautomatiche impugnate dal killer. Le armi che l’assassino è riuscito a sottrarre alle due vittime. Non solo: gli aggiornamenti d’indagine riferiscono , «un poliziotto del corpo di guardia» avrebbe utilizzato una Beretta nell’atrio della questura. «Gli agenti della squadra Mobile ne avrebbero usate a loro volta altre due (o forse tre)», una volta che sono intervenuti all’esterno della questura. Peraltro, proprio dalla pistola impugnata da uno di loro è partito il proiettile che ha ferito all’inguine Alejandro Augusto Stephan Meran. L’assassino dei due agenti, poi arrestato per il duplice omicidio.

L’assassino ha scaricato la semiautomatica e la Beretta delle vittime

Meran ha scaricato la pistola semiautomatica di Rotta e ha utilizzato la Beretta di Demenego dopo averla strappata dalla fondina. Non solo: ha sparato i primi colpi nell’ufficio Volanti, al piano ammezzato della questura. Subito dopo ha guadagnato l’uscita esplodendo sei proiettili nell’atrio della questura. Per liberarsi la strada e fuggire il killer ha mirato contro il gabbiotto di guardia occupato da una giovane poliziotta e da un agente rimasto ferito alla mano. Da quanto emerge i colpi partiti da più pistole sarebbero almeno una venitna, contando anche quelli ancora conficcati nell’auto su cui si trovavano gli agenti della squadra Mobile.

Commenti

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  • fabio dominicini 10 ottobre 2019

    Ciò che irrita è la continua minuziosa ricerca di trovare elementi pregressi clinici e psichiatrici per classificare l’assassino come infermo di mente e dare così adito ai giudici di evitargli la carcerazione e di applicare tutti gli sconti di pena che la famosa giustizia italiana applica per coloro che delinquono ed uccidono.-

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