Riecco don Biancalani: il prete della piscina trasforma la sua parrocchia in un campo profughi

venerdì 11 ottobre 16:33 - di Michele Pezza
Don Biancalani

Una chiesa come ostello di migranti, ben 250. È la soluzione escogitata da un vero pasdaran dell’accoglienza come don Massimo Biancalani, parroco di Pistoia. E poco importa nella se presto la chiesa di Vicofaro, la più grande della città, somiglierà ad un campo rom con indumenti, zaini, scarpe e mutande sparse un po’ ovunque. Il parroco è uno che il Vangelo non solo lo predica, ma lo pratica pure. Del resto, lì vi è scritto «bussate e vi sarà aperto». E lui esegue alla lettera. Con qualche intermittenza, però. Già, perché don Biancalani distingue prossimo e prossimo e non considera proprio tutti figli dello stesso Dio.

Quando scrisse: «I fascisti sono i miei nemici»

È lo stesso prete – ricordate? – che pubblicò sul proprio profilo Facebook le foto di alcuni richiedenti asilo ospiti del suo centro di Vicofaro mentre facevano il bagno in piscina. Per quelle foto donBiancalani fu denunciato al Garante della privacy dall’Ufficio immigrazione della questura di Pistoia. Ma non furono tanto quegli scatti a dargli la meritata notorietà quanto il commento che pubblicò sotto il clic che immortalava i migranti a mollo. Vale la pena di riportarlo per intero: «… e oggi… PISCINA!!!! Loro sono la mia patria, i razzisti e i fascisti i miei nemici!». Intendiamoci, nulla vieta ad un sant’uomo di chiesa, quale certamente don Biancalani è, di nutrire i suoi risentimenti. Ma stupisce che un sacerdote così pronto a dare concretezza al Vangelo sui migranti, si mostri poi tanto contento di scegliersi dei nemici. Per i quali non solo non prega, ma che addirittura sbeffeggia come un qualsiasi bulletto dei nostri tempi.

Don Biancalani: «Ho solo raccolto l’appello del Papa»

Azzardiamo che forse è anche per questa osservanza intermittente e selettiva dei Sacri testi che la comunità parrocchiale intorno a lui si sia dimezzata: «Siamo passati da 120 a 20 bambini», ammette. In compenso, fa il pieno di migranti. Tanto che la parrocchia è ormai un centro d’accoglienza, tra frigoriferi, cucine in funzione 24 ore su 24 e diversi bagni chimici. A chi gli fa notare che forse ne accoglie un po’ troppi, don Biancalani si schermisce: «Io – risponde – ho solo raccolto l’appello del Papa quando nel 2016 invitò i sacerdoti ad aprire le Chiese ai migranti». E meno male che non lo accolsero tutti.

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