Parcheggiatori africani imperversano a Milano. E gli automobilisti minacciati pagano il “pizzo”

venerdì 18 ottobre 13:04 - di Carmine Crocco

Milano è campo d’azione per i parcheggiatori abusivi africani. Un vero proprio racket  sostenuto a suon di minacce agli automobilisti. I parcheggiatori  in questione –si legge su il Giornale–   sanno «muoversi tra le auto, sono consapevoli che l’automobilista medio va spesso di fretta ma soprattutto vuole evitare di ritrovare l’auto “strisciata” o ammaccata e preferisce lasciare un euro all’abusivo di turno, soprattutto se usufruisce frequentemente del parcheggi». Una situazione sempre più pesante e fastidiosa sia per i cittadini sia  per i commercianti. Da mesi è richiesta una presenza più massiccia di agenti nelle zone maggiorente a rischio. Ma al Comune fanno orecchie da mercante. Il sindaco Sala pensa all’integrazione degli immigrati. E guai a disturbare troppo africani e rom.

C’è anche da dire che i parcheggiatori sono abili a fuggire, quando serve.  «Quando arrivano i controlli scappano e dopo cinque minuti sono di nuovo lì». Estremamente preoccupato un commerciante italiano che, dopo essersi lamentato del degrado generale della zona, ha anche illustrato come alcuni dei suoi clienti abbiano ritrovato le auto danneggiate dopo ad essersi rifiutati di pagare la “mancia” ai parcheggiatori abusivi. C’è poi il comitato “Salviamo Benedetto Marcello”  che cita alcune aggressioni avvenute attorno all’area parcheggio. Con conseguente  svalutazione della zona a causa dell’evidente degrado. «Di diverso avviso invece il titolare del ristorante indiano di via Benedetto Marcello e un albergatore della via. Entrambi hanno infatti dichiarato di non essere a conoscenza di episodi violenti perpetrati dai parcheggiatori».

«Nemmeno presso la farmacia poco distante sono al corrente di danneggiamenti ad auto, anche se confermano la costante presenza degli abusivi. Non hanno invece voluto rispondere i gestori del ristorante cinese sempre su via Benedetto Marcello e l’edicolante bengalese che sembrava non capire l’italiano».

Nel complesso la situazione appare di difficile soluzione. Anche per la tolleranza del Comune.

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