Lo sfogo dei deputati grillini in chat: «Siamo allo sbando, qui ci vuole l’esorcista»

lunedì 21 ottobre 19:03 - di Stefania Campitelli
Lo sfogo dei deputati grillini corre sulle chat. Il braccio di ferro Conte-Di Maio surriscalda il clima nel gruppo parlamentare 5Stelle in preda a una vera e propria crisi di nervi. Lo scontro sulla manovra rischia di far saltare il giocattolo. E la tensione di queste ultime ore, in attesa del Consiglio dei ministri “chiarificatore”, è dimostrata dalle conversazioni private tra i parlamentari. Dalle battute sussurrate alla buvette. Dai messaggi in chat che si rincorrono frenetici.

Lo sfogo dei deputati grillini in chat

Ancora una volta a finire sul banco degli imputati è il deficit comunicativo. La comunicazione mediatica, a detta degli eletti alla Camera orfani del capogruppo, non fornisce la narrazione fedele delle posizioni di Di Maio. In queste ore sono fioccate critiche sulla gestione delle uscite dei parlamentari rispetto al confronto Di Maio-Conte sulla legge di bilancio

Per descrivere lo stato di smarrimento di questi ultimi giorni e la difficoltà di incidere sulla linea comunicativa, Luigi Gallo, fedelissimo del presidente della Camera Roberto Fico, ricorre a una metafora a metà tra l’horror e la religione. «Beppe Grillo – scrive in una chat visionata dall’Adnkronos –  ha detto di smetterla con palloncini e striscioni, con le poltrone tagliate. Ma evidentemente abbiamo un M5S che è posseduto. Non risponde al gruppo parlamentare, al direttivo, al suo fondatore. Ci vuole solo un esorcismo».

Il processo alla comunicazione difettosa

Dice la sua, sempre in chat, anche il deputato Gabriele Lorenzoni. «La comunicazione, ragazzi, risponde al capo politico… non prendetevela con i poveri ragazzi della comunicazione». E aggiunge: «Vi ricordate quando nel 2014 venivano fatti i post in Caps Lock dalla pagina di Beppe Grillo… con quella comunicazione lì Renzi è andato al 42». Per  Andrea Colletti, che è stato anche presidente del gruppo, «da contratto nostro la comunicazione non dipende dal direttivo ma se il direttivo vuole licenziare la comunicazione lo può ovviamente fare».

Più sereno, almeno a parole, Francesco Silvestri,  in corsa come futuro capogruppo a Montecitorio. Il contratto non basta. «Devono esserci dei momenti in cui si confronti sulle posizioni, sulle tematiche di attualità e di Aula».

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