La politica conta così poco che è la Rai a decidere chi comanda. Zingaretti sta nero, Conte trema

giovedì 17 ottobre 6:00 - di Francesco Storace

Che commedia, ragazzi, che teatro ‘sta politica. Ormai si va avanti a dispetti e colpi di sfiga gettati in televisione.

E’ il circo Italia con i contendenti che si scelgono gli avversari e gli altri restano in finestra a rosicare.

Del gran duello da Bruno Vespa si è abbondantemente parlato e non saremo noi a tornarci su, era roba per tifoserie quella tra i due Mattei, Salvini e Renzi. Quel che più conta è la parte che i due si sono ritagliati grazie a mamma Rai, puntando a fregare,  in una spettacolare eterogenesi dei fini, Di Maio e Zingaretti. Con Conte che ogni giorno prega un Santo diverso – ovviamente – sperando di azzeccare quello giusto per restare a galla.

La prima Camera la presiede Bruno Vespa

Non è affatto normale quello che è accaduto, anche se Porta a Porta ha dimostrato ancora una volta di essere trasmissione Top. Altro che Montecitorio e Palazzo Madama, si mettano in fila: la prima Camera la presiede Bruno Vespa, che decide chi comanda. Ma che la sfida si sia svolta tra il capo del partito più in vetta nei sondaggi e quello che sta molto più giù, è comunque qualcosa che sarebbe difficile spiegare alla stampa estera.

Al Nazareno sanno che Zingaretti sta nero (ma non da oggi…) e voglia strozzare i capi dell’azienda del servizio pubblico. Al settimo piano di viale Mazzini non sanno come fare per placarlo, visto che di fedelissimi del capo del Pd ce ne sono pochini. Renzi ne ha fatte più di Carlo in Francia quando comandava lui e i suoi stanno ancora tutti lì. Ovviamente, la megaesposizione di Renzi non aiuta Zingaretti e su questo Salvini si gioca la sua partita. Fregato nella corsa al voto anticipato proprio per la sottovalutazione del leader che ora si è fatto il suo partitino, il Capitano leghista con un colpo ne mena tre. Frigge Zingaretti, Di Maio e Conte dando statura di interlocutore all’altro Matteo. E’ evidente che lo stesso premier non può certo stare sereno…

La Rai retrocede Conte, Di Maio e Zingaretti a nani della politica

In pratica, viale Mazzini ha retrocesso a nani della politica quelli che hanno fatto il governo, mentre fa giganteggiare quello che il partito lo ha fatto dopo il giuramento di ministri e sottosegretari. L’unico che fatica a capirci qualcosa, al solito, è Luigi Di Maio, che ancora non si rende conto di che cosa gli sta capitando e non ne azzecca una. Forse si risveglierà il giorno dopo il voto umbro, con la scoppola che i Cinquestelle rimedieranno a fianco del Pd.

In questa fase, il solo rischio che corre Matteo Renzi è sentirsi attribuire la fama di portajella, dopo il ricovero con dimissioni immediate di Matteo Salvini, sbeffeggiato in tv come uno che mangia troppo. L’anatema è arrivato a segno ieri mattina, proprio dopo il duello da Vespa.

Ma la parte se la sono scelta entrambi. E sabato si replica, con la Leopolda versus piazza San Giovanni, nello stesso giorno. Anche i numeri sono identici per sproporzione, tra il circo di Firenze e la vecchia piazza rossa di Roma. La differenza è che Renzi è solo con i suoi. Lo schieramento di Salvini è molto più ampio, con la Meloni e, se si decide sul serio, Silvio Berlusconi. Gli altri tre, Conte, Di Maio e Zingaretti, guardano senza nemmeno poter applaudire.

Commenti

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  • vittorio 17 ottobre 2019

    caro Francesco io non credo che salvini fosse stato fregato quando ha fatto la crisi, io la vedevo così : per tutti Salvini ha sbagliato a fare la crisi di governo, su tutti chi si meravigliava che non l’avesse fatta prima; gli stessi che ieri gliela chiedevano perchè il governo faceva “schifo”, gli stessi del sospiro di sollievo quando è nato dopo il 4 marzo; a meno di tornare alle urne il giorno dopo per elezioni che avevano buttato il paese politico in un cul di sacco con risultati da nessuno previsti.
    La legge elettorale fatta dal PD convinto di un risultato che garantisse la messa all’angolo dello spauracchio 5S e di “governare” soli o, in riserva “tacita o palese”, con Berlusconi elettosi depositario ed unico decisore del centro destra.
    Dopo le elezioni il panico, soprattutto degli attesi “vincitori”, Il PD intontito dal risultato dei 5S, Berlusconi dal sorpasso della lega e con Salvini che ha preteso di applicare l’impegno che a “guidare” fosse chi aveva più voti.
    Il travagliato “contratto di governo” fu la boa di salvataggio per tutti, soprattutto chi, davanti, starnazzava a condannare l’inciucio, dietro, rideva per lo scampato pericolo che andassero in fumo i suoi investimenti di una campagna elettorale appena conclusa.
    Già allora i pentastellati, (non si sa se più sconcertati per l’insperato successo di pubblico che li obbligava a fare altro che sputare critiche e continuare ad essere essi soli i duri e puri (vantandosi di essere i soli a non rubare, ignari di non essersi ancora trovati davanti alla marmellata)) avevano dato prova di essere degni figli di questa patria puttana acconciandosi al bistrattato andreottismo pronti a scegliere indifferentemente tra i vari forni dove cuocere il consenso ricevuto. Non si può ignorare che si erano impegnati a fare il governo (salvo tanti altrimenti tornare alle disoccupazioni o precarietà del giorno prima e cinghie strette) fosse stato con la lega o col PD. Circostanza questa che spaventava ancora di più berlusconi tanto da dare con malcelato entusiasmo disco verde a Salvini di andare avanti, salvo il giorno dopo mandare allo starnazzo le sue ochette del campidoglio a gridare contro i nuovi barbari.
    C’erano le condizioni perchè la melina consentisse di tirare avanti per anni senza infamia e senza lode (galleggiare è la sola soluzione con due timonieri con destinazioni diverse), consentiva a ciascuno dei due di portare a casa una parte del proprio programma giustificandosi col proprio elettorato che la situazione di debolezza non consentiva di meglio; consentiva agli altri di criticare e starnazzare contro, con il refrain che se ci fossero stati loro avrebbero di sicuro fatto meglio, (a sfottò dei recenti esempi)
    La vita va avanti e la palla è tonda, il previsto non è certo e sul panorama sereno arrivano nubi. Il molise si consegna al centro destra, seguono a ruota altre regioni e comuni.
    I 5 stelle che si sentivano galletti del pollaio si sono visti montati dalle “galline”; hanno pensato di “recuperare” sputando addosso all’alleato. Ecco la campagna per le europee piena di insulti al capitano di avventura come fosse più volgare del loro marchio di fabbrica, il fine “vaffanculo”. Ma il risultato non li premia, tonfo di voti. Non rassegnati continuano con “fischi” insulti e boicottaggi, freni o niente dei provvedimenti sulle materie di contratto, niente autonomia, niente flat tax, provvedimenti approvati “salvo intese” ergo non validi e senza intesa. Sblocca cantieri con cantieri bloccati come è vero che dopo mesi dal decreto la lista dei cantieri da sbloccare NON c’è. Intanto il non eletto sensale avvocato del popolo monta la testa manco fosse Monti e si sente “eletto” dalla elegante cravatta che nobilita i voti raccolti col vaffanculo; da avvocato del popolo ad avvocato del “po pollo” (assunto dal grillo sparlante e manovratore per sostituire gli onorevoli ragazzotti, scarsi di ruolo). Dall’alto dei Monti chiede udienza e consiglio alla signora ex culona e diventa “personaggio europeo” “degno” del gotha dei mandarini
    europei facendo votare all’ormai “suo partito” la figlioccia della ex culona e riportare l’italia con briglia nel recinto dove la vuole la casta dei non eletti.
    Il capitano percepisce l’ostracismo e i segnali di ritorno alla casarossa dei compagni stellati gelosi e insofferenti alla gallina saltata sul galletto, e dà lo stop. Non fa altro che dare corpo a quello che tutti i soloni, consiglieri, alleati e nemici, tutti schifati del governo, gli chiedevano; far cessare il governo dello “schifo” e, visto che l’avvocato del “po pollo” fa finta di non capire che il suo stesso “partito” lo ha sfiduciato sulla sua TAV, lo fa lui per fare chiarezza sul fatto che i contratti o si rispettano o no e che approvare salvo intese che non ci sono è NON approvare. Vuol solo fermare il logorio.
    Spera anche che lo zingarello, fotocopia di un segretario in attesa che il fiorentino si riprendesse il partito, colga anche lui l’opportunità, prendere in mano seriamente il partito sostituendo il gruppo parlamentare del fiorentino con nuovi e più suoi, per ripartire da li a ricostruire un partito più serio magari anche di sinistra, cosa che può fare solo con nuove elezioni, forse non vinceva il governo ma diventava segretario vero non fotocopia per poi un futuro migliore .
    NON è andata per le elezioni. Due terzi dei 5S sapevano di perdere il posto e lo stipendione da imprevisto superenalotto (tornando spesso disoccupati) anche tanti del pd (fiorentino) sapevano di cedere il posto ad altri saltati sul carro della fotocopia. Per tutti questi, con famiglia anche se scapoli, meglio qualsiasi cosa pur di continuare per altri 3 anni (almeno sperati) a percepire la cadrega (meglio del reddito di cittadinanza), allora va bene tutto, anche mandare affanculo popolo e elezioni. Vasto programma , poi si vedrà. C’è chi dice che il tempo è galantuomo. Anche se il popolo anni fa scelse di volere libero Barabba.
    fosse stato fregato, la crisi la vedevo così:

  • Francesco Martire 17 ottobre 2019

    Ficcantissimo articolo.

  • Alessandro Maria Cherubini 17 ottobre 2019

    Caro Direttore, leggo sempre con piacere i suoi articoli e trovo che questa disamina su quanto sta accadendo ai vari protagonisti della politica italiana di questo periodo, sia perfetta. Quelli che contano davvero si vedono, gli altri si ritagliano i piccoli spazi dei servizi giornalistici dei vari tg, che non possono ignorarli visto che le poltrone del governo (al momento) e posizioni collegate sono occupate dagli squallidi Conte, Di Maio e Zingaretti. Che però non hanno spazio fuori dai tg. Aspettiamo con ansia il voto umbro e vediamo cosa succederà dopo

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