Imprese di lavoratori-imprenditori: una proposta per uscire dalla crisi dell’occupazione

lunedì 7 ottobre 17:52 - di Antonio Saccà

Tutti o molti si preoccupano della disoccupazione, perfino di una crisi planetaria.  Molti accusano la globalizzazione, l’immigrazione, le multinazionali, la speculazione finanziaria, le banche e quant’altro. Aggiungiamo lo spostamento delle imprese dove si pagano meno tasse, dove il lavoro è meno costoso …

Ma quando si tratta di suscitare soluzioni,  queste presunte soluzioni si riducono a spezzoni di interventi.Interventi privi di una visione generale. E la visione generale consiste nel riconoscere che il capitalismo del profitto massimizzato crea  inevitabilmente sottoccupazione e disoccupazione. Non è concepibile che il detentore del capitale non corra dove ha opportunità di maggior profitto. Credere che il ritorno alla sovranità statale impedisca la circolazione di persone e capitali contrasta con lo scopo del profitto. Finché regge il profitto come scopo, il capitale  non si comporterà diversamente. Non c’è da illudersi che si possa correggere che lo scopo del profitto. Significherebbe abolire il capitalismo. Si dovrebbe avere il coraggio di andare in fondo al problema. La questione non sta nella globalizzazione, ma  nel fatto che oggi il capitale dispone di tecnologie iperproduttive. Diminuisce la mano d’opera. Si produce di più. È impossibile impedire al capitale di spostare l’impresa.

Il rimedio essenziale, storico consiste nel generare imprese di lavoratori-proprietari. Imprese che lavorino quanto necessario per reggere la concorrenza e mantenere l’occupazione. Imprese di lavoratori che hanno per scopo non il profitto contro l’occupazione ma il profitto per l’occupazione. Vale a dire un profitto che viene reinvestito nelle imprese stesse e distribuito tra i lavoratori. Perché l’impresa resista articolando gli orari per  l’occupazione.

Le imprese oggi in via di chiusura o di trasferimento devono essere gestite dai lavoratori. Basta cassa integrazione, salario di cittadinanza, salario minimo, detassazioni. Occorre l’autoregolazione dei lavoratori. Occorre proporre l’Era del lavoratore imprenditore. Anzi, del cittadino imprenditore in ogni campo. Autotutela in ogni campo. Unna modificazione radicale degli scopi delle imprese, del sistema produttivo.L’uso delle nuove tecnologia non per il profitto privato ma per l’impresa dell’autotutela dei lavoratori-cittadini.

Sull’argomento e con ampiezza di variazioni ho scritto due testi. Il loro titolo è Lavoratore Imprenditore (Dino Editore, 2001). Dal lavoratore imprenditore al cittadino imprenditore (ArteScrittura, 2012). L’autotutela imprenditoriale dei cittadini serve finché le nuove tecnologie non saranno messe a totale disposizione della società. Oltre il profitto. Gli anni durissimi sono quelli delle nuove tecnologie in vista del profitto.  Con riduzione dei lavoratori per l’accresciuta produttività. Quando l’accresciuta produttività sarà in funzione dell’occupazion,  la situazione si armonizzerà. I rapporti di produzione si adegueranno agli strumenti di produzione.

 

 

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Laura Prosperini 8 ottobre 2019

    Articolo molto interessante, meriterebbe approfondimenti e discussioni multisettoriali.

  • In evidenza