Il razzismo contro la destra fa proseliti. Ma stavolta Repubblica pagherà le offese di Bottura

domenica 6 ottobre 6:00 - di Francesco Storace

La sinistra scema fa proseliti e alimenta il razzismo contro la destra. Manda in avanscoperta i suoi figli più dotti a scrivere su Repubblica dopo aver svaligiato le osterie più vicine. I cronisti che poi si offendono se rispondi come meritano e sono persino loro a minacciare querela, magari su twitter. E’ il caso del dottor Luca Bottura, descritto come fine umorista, ma pare solo un volgare odiatore a mezzo stampa. Dileggia una comunità intera e gli dicono che è spiritoso. Lo pagano pure.

Invece stavolta la querela se la becca lui, come ha annunciato Giorgia Meloni, perché è giunta l’ora che la smettano di offendere la nostra gente.
Chissà chi vuole far ridere, Bottura, quando pubblica (vedi foto sopra) un vergognoso testo col titolo Ius Inculturae. Avrebbe preferito Ius Africae, probabilmente, e farebbe bene a scusarsi invece con il popolo della destra che anche Repubblica deve imparare a rispettare  con i suoi avanzi di giornalismo.

E’ razzismo offendere un’intera comunità

E’ razzista, Luca Bottura, perché scrive cose vergognose contro persone perbene. Siccome Fratelli d’Italia raccoglie firme contro la legge Boldrini, arriva lui a seminare il dubbio se “i loro militanti sappiano scrivere”. Ingoiato evidentemente un altro litro, straparla infelicemente di cittadinanza da guadagnare “con un esame del parcheggio in doppia fila, lancio di rifiuti dal finestrino e tentativo di corruzione a pubblico ufficiale”. Di grazia, può fare nomi e cognomi o tutta una comunità politica va processata dal censore più intelligente del pianeta? Lo sa, Bottura, che chi ha ammazzato due poliziotti a Trieste, era “regolare”, dicono? Già, è solo un duplice omicidio, non parcheggio, non rifiuti, non corruzione.

Poi, per scherzare senza nemmeno riuscirci, se la prende con una deputata della destra, Ylenja Lucaselli, per il nome che i suoi genitori hanno scelto per lei: togliere la cittadinanza italiana a mamma e papà che hanno deciso come chiamarla. Sì, “propone” questa innovazione. Che non deve valere evidentemente se un pargolo è battezzato Igor, Natasha e via discorrendo.
Per fortuna chi scrive si chiama Francesco, che è il nome del Patrono d’Italia e la cittadinanza non è a rischio.

E sbeffeggiano le donne di destra. Il “caso” Ylenja Lucaselli

Ecco, questa è la loro cultura. Si insultano militanti di partito perché sono di quel partito. Si sbeffeggia una donna di destra perché è di destra (e ancora non si sente un minimo di solidarietà per Daniela Santanchè e le Botture di Fioramonti). Se invece l’avventato umorista di Repubblica scoprisse che Ylenja Lucaselli si chiama così perché sua madre stravedeva per l’italianissimo Al Bano e la figlia, probabilmente si prenderebbe a martellate sulle dita.

Pizzicato, Bottura ancora non si è ripreso e ne ha sparata un’altra, su twitter: “Era una battuta, Lucaselli, anche se comprendo che l’ironia non sia esattamente una caratteristica post-Ventennale. Però non le conviene additare chi scrive, poi le arrivano i fan in camicia nera a commentare e non ci fate una bella figura. Un saluto cordialissimo”. In pratica, insiste nel farsi male da solo. Una battuta uscita molto male.

Ma probabilmente la colpa non è sua, come recitava Petrolini, ma di quello che gli sta accanto. E’ il razzismo in redazione. Pensano di poter vomitare addosso a tutti noi qualunque cosa, ma non gli andrà sempre bene. E stavolta chi rappresenta una comunità, come Giorgia Meloni, ha ragioni da vendere. E Bottura denaro da spendere.

Commenti

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  • renzo baldo 7 ottobre 2019

    ed allora che paghi! questo fenomeno trinariciuto. si faccia aiutare dai suoi elettori, se non possiede congrue finanze.

  • Carlo Cervini 7 ottobre 2019

    Purtroppo è normale, avendo i social-catto-comunisti ricevuto in eredità dalla DC la cultura, la scuola e l’università, hanno indottrinato due – tre generazioni di giovani, senza testa, all’odio mortale contro i “fascisti”, alla droga, alle famiglie sfasciate, alla tolleranza ad ogni deviazione…………..loro la chiamano tolleranza, accoglienza, carità; in realtà è post nazismo…………………e continuano ad avere tutto in mano a loro uso e consumo.

  • Enrico Pelilli 6 ottobre 2019

    Come possiamo fare un’azione legale comune contro costui. Più saremo più soldi gli scuciremo. Finalmente vedremo un #buonista povero!

  • Giuseppe Tolu 6 ottobre 2019

    Semplicemente un povero demente!

  • aldo 6 ottobre 2019

    TOLLERANZA ZERO ! Inutile cercare i ”dolce dialogo ” con chi della ”brutalizzazzione ”altrui ne ha fatto un ” impegno ” professionale . Non sogli altri , ma io applico la legge biblica dell’ OCCHIO per OCCHIO , DENTE per DENTE ..

  • Sandro Cecconi 6 ottobre 2019

    Storace,

    legga questa magnifica intervista e troverà la risposta giusta al problema da lei sollevato con questo editoriale.

    http://www.ilgiornale.it/news/certo-antirazzismo-molto-pericoloso-1763911.html

    Prendo in prestito quanto scrisse Sciascia moltissimi decenni orsono per giudicare alcuni individui:

    «Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…»
    (don Mariano Arena al capitano Bellodi)

    Le auguro una buona domenica.

  • GMC 6 ottobre 2019

    Bravi, è ora di rimetterli al loro posto: siamo quasi tutti nati dopo il 1945, ancora c’è la menano con il fascismo?

  • Giuseppe Forconi 6 ottobre 2019

    Come si puo’ continuare a definire ” Repubblica ” come un giornale di opinione? Una redazioni di facinorosi catti comunisti che vivono con la bava alla bocca, pronti a sputare idiozie solo per farsi belli davanti a qualche capo del PD o dell’ex PCI. Scrivono a caso senza una cognizione su quello che scrivono, per loro basta riempire le pagine di fascismo di lotta al potere… poi di quale potere parlano se e’ proprio il loro potere che stanno infliggendo al popolo, cioe’ oppressione attraverso le boiate dei loro scritti. Fateci il favore, andatevene a rinchiudervi in qualche chiavica non ripulita.

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