Il killer dei poliziotti può evitare il carcere. E i suoi familiari fanno i furbi…

domenica 6 ottobre 17:52 - di Carmine Crocco

Alejandro Meran, il killer dei poliziotti, non era in cura al centro di igiene mentale. Nonostante ciò, alcuni giornali insistono sul suo “disagio psichico”. «Un demone lo consumava dentro», scrive oggi il Corriere. «Le ombre gli minavano il cervello».

La fonte di queste informazioni a tinte forti? La famiglia del killer. La madre ha detto che Alejandro «sentiva voci». Il fratello ha invece dichiarato che «parlava con il muro». Insomma, un vero mentecatto. Che però lavora come magazziniere. L’azienda di cui è dipendente si affida quindi a un pazzo?

È evidente il motivo di questi racconti dei familiari del killer. Vogliono accreditare il “disagio psichico”. Ciò sarebbe la premessa del riconoscimento dell’infermità mentale. E, con l’infermità mentale, Meran eviterebbe il carcere.

Sarebbe un esito assurdo. Ma l’Italia pullula di giudici buonisti che scarcerano i criminali. E dobbiamo essere preparati a qualsiasi scenario.

L’amarezza e la rabbia sarebbero comunque, in tal caso, enormi e incontenibili. Anche alla luce dei particolari che emergono dalle indagini. Il killer poteva fare un’ecatombe alla questura di Trieste. Ha sparato 17 colpi con due pistole. Meran ha tentato di uccidere «almeno altri 8 agenti». Di cui «tre addetti alla vigilanza». Quattro della squadra mobile . E uno che cercò di aiutare gli agenti dopo aver sentito gli spari.

Le conclusioni degli inquirenti mettono i brividi. I colpi sono stati sparati ad altezza d’uomo. E, se fossero andati a segno, le vittime sarebbero state 10.

Il giudice delle indagini preliminari non concede però nulla al “disagio psichico”. Anzi, il killer ha «dimostrato» di non avare freni alle sue «spinte criminali». E di essere «soggetto pienamente inquadrato nel tempo e nello spazio». Dello stesso parere sono il procuratore capo e il pubblico ministero. Quindi niente disagio psichico. Ma, nella fase dibattimentale del processo al killer, potrà accadere di tutto. E i familiari di Alejandro hanno dimostrato di saperlo già. E hanno cominciato a fare i furbi.

 

Commenti

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  • Agostino Rossi 7 ottobre 2019

    Galera a vita altro che fare i furbi

  • fabio dominicini 7 ottobre 2019

    Vorrei proprio vedere quale giudice avrebbe l’incoscienza di porre in libertà,seppure agli arresti domiciliari, il killer dominicano, considerato che attualmente Gip,Pc,Pn, hanno espresso lo stesso parere riguardo un eventuale disagio mentale.
    Direi anzi, da inesperto cittadino, che una infermità prichica dovrebbe essere una ragione in più per non lasciare libero un potenziale soggetto, che potrebbe reiterare altri crimini.

  • Giuseppe 7 ottobre 2019

    Occhio per occhi, prima che possa nuocere nuovamente

  • Silvia Toresi 7 ottobre 2019

    Bisognerebbe sbattere in galera anche i familiari.

  • lamberto lari 7 ottobre 2019

    Ma il manicomio criminale no???? cosa significa niente carcere, vuol dire tradotto che è libero di circolare liberamente per fare altri morti??? Come ci tutela lo stato??? abbiamo voluto aprire i manicomi e questi sono i risultati….spalmare sulla società civile e non solo questi pericoli pubblici, bombe innescate ad orologeria quando sarà il momento fatidico??? speriamo che io me la cavo.

  • Rodolfo 7 ottobre 2019

    In un paese serio, andrebbe processato e condannato a morte. E i suoi familiari, tutti, espulsi.

  • maurizio pinna 7 ottobre 2019

    Due esempi simili di cui mi sono occupato nel contesto di perizie balistiche. L’individuo pare sia alto almeno 1,90 con un peso adeguato: un tipo simile incassò 4 colpi calibro 6.35, probabilmente sparati con una pistola da backup, e sopravvisse.Nel secondo caso, un tizio analogo nella zona Andina tra Colombia e Venezuela incassò 3 colpi 9 parabellum ed ebbe ancora la forza di colpire con un machete un ranger che evitò il peggio solo grazie al giubbetto di protezione.Ciò per dire che elementi scatenati di tale tipo non si possono gestire come cittadini che vanno a rinnovare il passaporto. Se codesti politicanti non vogliono cambiare le regole d’ingaggio, al limite esistono anche le dimissioni di massa, vadano loro a trattare con i demoni! I nostri Militari sono dei Servitori non dei servi.

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