Futurismo in mostra a Pisa. In cento opere esposte l’arte, l’ideologia e la coerenza

giovedì 10 ottobre 17:13 - di Redazione

I momenti più significativi del Futurismo sbarcano a Pisa. Il Futurismo fu lanciato il 20 febbraio 1909 con il Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti. La mostra “Futurismo” è allestita a Palazzo Blu di Pisa (11 ottobre – 9 febbraio 2020). Attraverso più di cento opere dei maestri del Futurismo la rassegna ha uno scopo preciso. Si propone di provare come i più grandi fra gli artisti futuristi seppero rimanere fedeli alle riflessioni teoriche. Dai manifesti le hanno tradotte in immagini dirompenti, innovative e straordinariamente felici. In apertura lo spettacolare ritratto di Marinetti di Rougena Zatkovà. E in chiusura “Prima che si apra il paracadute” (1939), l’opera di Tullio Crali, iopertina del catalogo della mostra “Italian Futurism 1909-1944″ per il Guggenheim Museum . Il museo di New York rendeva omaggio al Futurismo, riconoscendogli un ruolo d’eccellenza fra le avanguardie europee del primo ‘900. Il percorso è aperto dagli esordi divisionisti comuni ai cinque ”futuri futuristi”. Ossia Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla, Gino Severini.

Futurismo e interventismo

Scandita in sezioni intitolate ognuna a un manifesto, la mostra attraversa poi trent’anni di arte futurista. Parte dal 1910, quando uscirono i due manifesti pittorici firmati dai giovani ”padri fondatori”. Di Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla, Gino Severini sono esposti numerosi capolavori ispirati a quei due testi. Immediatamente dopo, si esplorano le emozionanti trascrizioni visuali del Manifesto della scultura futurista, 1912, steso dal solo Boccioni dopo il viaggio a Parigi di quell’anno. Entrano poi in gioco le ”parole in libertà”, i cui principi furono formulati da F.T. Marinetti nel 1912. Precisamente nel Manifesto tecnico della letteratura futurista, e i nuovi modelli architettonici, dettati nel 1914 da Antonio Sant’Elia. Seguoo poi le opere ”belliche” a sostegno dell’interventismo futurista nella Grande guerra (manifesto Sintesi futurista della guerra, 1914). Con “Ricostruzione futurista dell’universo”, 1915, di Giacomo Balla e Fortunato Depero, si assiste alla nuova volontà di diffondere i modelli formali del futurismo sull’intera esperienza umana. A illustrarla sono dipinti, sculture, oggetti, bozzetti, giocattoli realizzati dai due autori.

Verso l’arte meccanica e industriale

Entra poi in scena “L’arte meccanica” (1922), documento firmato da Enrico Prampolini, Vinicio Paladini, Ivo Pannaggi. Connotò con i suoi modelli geometrici e ”industriali” l’arte visiva dell’intero decennio. Il congedo è affidato al Manifesto dell’Aeropittura, 1931, firmato da Marinetti con Balla, Benedetta (Cappa Marinetti), Depero, Dottori, Fillia, Prampolini, Somenzi, Tato. La mostra è stata resa possibile dalla qualità e quantità dei prestatori, ben 29. Vi figurano la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, con nove opere. Il Museo del Novecento e la Gam di Milano con 16 opere. Il Castello Sforzesco di Milano (Civico Gabinetto dei Disegni e Collezione stampe ”Achille Bertarelli” con dieci opere). Il Mart di Rovereto con ben 21 opere, il Museo Caproni di Trento, con due opere, e altre importanti collezioni pubbliche e private. In mostra, brevi citazioni dai manifesti guideranno alla comprensione del significato. Le opere infatti potrebbero apparire come invenzioni brillanti e curiose, ma sono  trascrizioni di un vero sistema di pensiero.

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