Expo, i giudici: Giuseppe Sala colpevole, ha letto gli atti prima di firmarli

mercoledì 2 ottobre 15:40 - di Redazione
L?attuale sindaco di MIlano GIuseppe Sala, esponente del Centrosinistra ed ex-commissario Expo, condannato a sei mesi di reclusione per falso materiale ed ideologico

Giuseppe Sala, attuale sindaco di Milano ed ex-commissario Expo. Condannato a sei mesi di reclusione per falso materiale ed ideologico per la retrodatazione di due verbali relativi alla gara d’appalto sulla Piastra. L’opera portante dell’Esposizione universale del 2015, è colpevole perché era consapevole di quello che stava firmando.
E’ quanto scrivono nelle loro motivazioni i giudici. Che lo scorso 5 luglio hanno condannato Sala a sei mesi di reclusion. Condanna poi convertita in una multa da 45mila euro.

L’ex-commissario Expo penalmente responsabile

L’ex-commissario dell’Expo, scrivono i magistrati, «deve essere ritenuto penalmente responsabile del reato ascrittogli. Integrato sia sotto il profilo oggettivo che sotto quello soggettivo».
Per la Corte, Sala era consapevole di quello che stava firmando. Eppure per lui vale un’attenuante: «deve dunque trovare particolare considerazione la volontà di realizzare le infrastrutture in tempo utile. pena il vero è proprio fallimento della manifestazione», scrivono i giudici nelle motivazioni.

Sala sapeva di quei documenti e delle illecite retrodatazioni

L’allora commissario Expo, per i giudici, sapeva di questi documenti. “Li ha sottoscritti consapevole delle illecite retrodatazioni. E quindi della surrettizia creazione in data 31 maggio 2012 di documenti che alla data del 17 maggio 2012 non erano esistenti. Nulla rilevando, per quanto detto, che, in questo momento, non abbia avuto la consapevolezza di danneggiare qualcuno».

La retrodatazione di quegli atti sugli appalti Expo coinvolge due dei commissari. Che dovevano scegliere l’appalto più grande di Expo. Sostituiti per rischi di compatibilità e per evitare eventuali ricorsi.
«Non è dunque emersa alcuna volontà di avvantaggiare taluno dei concorrenti alla gara. O danneggiare altri, ma solo quella di assicurare la realizzazione in tempo utile delle infrastrutture necessarie per la realizzazione ed il successo dell’Esposizione Universale del 2015. Risultato poi effettivamente conseguito ed unanimemente riconosciuto», sostengono i giudici nelle motivazioni di 162 pagine della sentenza.

La tegola delle infiltrazioni mafiose caduta su Sala e sull’Expo

Quella dell’appalto per la Piastra non è l’unica tegola caduta su Sala e sull’Expo. A luglio scorso un’inchiesta della Dda di Milano aveva messo in luce l’infiltrazione delle cosche mafiose nei lavori dell’Expo.
Al centro dell’inchiesta della Dda di Milano c’era il consorzio di cooperative Dominus Scarl. Specializzato nell’allestimento di stand. Il Consorzio ha lavorato per la Fiera di Milano. E ha ricevuto in subappalto l’incarico di realizzare alcuni padiglioni per Expo.Tra cui quello della Francia e della Guinea equatoriale.

Il subappalto dell’allestimento degli stand e le società intestate a prestanome

Secondo le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari e Sara Ombra, le società del consorzio erano intestate a prestanomi di Giuseppe Nastasi il principale indagato. Nastasi è stato arrestato con il suo collaboratore Liborio Pace. E con l’avvocato del Foro di Caltanissetta, Danilo Tipo, ex-presidente della Camera penale della città siciliana.

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