Deficit al 2,2: la manovra economica del Conte-bis è un’assegno post-datato

martedì 1 ottobre 13:38 - di Michele Pezza

Non è passato neanche un mese dal varo del Conte-bis e il premier è già costretto, per sopravvivere politicamente, a ricorrere all’espediente dell’assegno post-datato, spesso l’ultima trincea scavata prima di dichiarare l’insolvenza e quindi il fallimento. Lui fa lo stesso: utilizza il tempo per saldare il debito, rinviandone sempre la scadenza. La manovra economica che si accinge a sfornare il suo governo ne è la plastica conferma. È lo stesso Conte a farlo capire parlando del Nadef (la nota aggiuntiva al documento di programmazione economico-finanziaria): «Abbiamo obiettivi ambiziosi – ha detto il premier -. Una volta trovati i 23 miliardi per scongiurare l’aumento dell’Iva, non ci fermiamo affatto». Ma è solo un modo per darsi coraggio.

Il governo già in difficoltà sui conti pubblici

La realtà è ben più pesante delle promesse volate come aeroplani di carta in questi scarsi 30 giorni di governo giallo-rosso: incentivi, tagli al cuneo fiscale, bonus, taglio delle tasse. Non è vero niente. Perciò ora il Pd punta il dito contro i «conti del Papeete» senza dire quali. Quelli di “Quota 100“? Ma allora è ben più salato il «conto del balcone», cioè il Reddito di cittadinanza, voluto dal nuovo alleato Luigi Di Maio. E poiché dei 29 miliardi totali della manovra ben 23 andranno a coprire l’Iva, i restanti sei sono davvero pochino per finanziare tutto il ben di dio annunciato in interviste e talk show.

Contro il Conte-1 la Ue minacciò la procedura d’infrazione: ma era 2,04

Infatti, si procederà in deficit, previsto al 2,2. Ben più alto del 2,04 del Conte-1 che tanto indignò il Pd e tanto preoccupò la Ue, che subito prospettò l’apertura della procedura d’infrazione, ma che oggi si becca l’ironia del leghista Claudio Borghi: «Irresponsabili! Deficit al 2,2 per cento! Vogliono lo scontro per farci uscire dall’euro». Apposta Conte mette le mani avanti: «Tutto non possiamo fare nel primo anno». ma le opposizioni non sono disposte all’indulgenza: «Siamo di fronte ad una manovrina che non dara risultati soddisfacenti – prevede l’ex-sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, già nel precedente governo -. C’è bisogno – aggiunge – di una choc fiscale –  e invece si prevede un taglio del cuneo da poco più di 2 miliardi. Una strada irrisoria  per rilanciare la crescita».

 

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