Da Fratelli d’italia prove di patriottismo comunale con i suoi oltre cento sindaci

martedì 1 ottobre 11:10 - di Guido Castelli

La democrazia non è liquida o gassosa, ma sangue e passione. Come dice Nassim Taleb l’impegno politico, quello vero, è “skin on the game”, mettere la propria pelle in gioco. Le vicende anche recenti di Fratelli d’Italia lo confermano. Mettere la propria pelle in gioco vuol dire avere una forte leadership che rivendica i valori che giustificano l’impegno politico. Valori spesso irrisi, ma per noi così decisivi. Dio, patria e famiglia? Orgogliosamente sì. Ci crediamo, lo diciamo. In forza di questo ci impegniamo per costruire quel bene comune che non è l’esito di proiezioni astratte ma che nasce da una comune appartenenza . Mettere la propria pelle in gioco vuol dire anche spendersi sul territorio, nelle comunità in cui viviamo, per cogliere le nuove domande che emergono dal Paese reale.
Fratelli d’Italia cresce su questo doppio binario: il sentimento nazionale che sa interpretare grazie al carisma di un vero leader ma anche il servizio al territorio che sanno organizzare i cento sindaci che abbiamo in città grandi, medie, piccole, sparse un po’ in tutta Italia. Centinaia di assessori e di amministratori locali che costituiscono la spina dorsale del nostro partito e alimentano la buona reputazione che crea consenso aggiuntivo rispetto a quello generato dalla leadership di Giorgia Meloni.

Dal territorio la credibilità della proposta politica

Sono i nostri “patrioti municipali” che costruiscono quotidianamente la credibilità della nostra proposta politica. E sono loro, gli amministratori locali di Fratelli d’Italia, che consentono di reclutare la nuova classe dirigente del movimento e del Paese. Negli enti locali sappiamo che si sperimenta il primo servizio alla comunità. In tempi di società liquida noi crediamo nella solidità dell’impegno, che, solo, può favorire un rinnovato incontro tra cittadini e politica, tra cittadini e Istituzioni.
E’ attraverso l’amministrazione pubblica locale che i nostri sindaci, assessori, consiglieri comunali – mi piace ripetere “patrioti comunali”, anche se può sembrare retorico, ma la Patria nasce sul territorio, nelle comunità – testimoniano i nostri valori nelle scelte quotidiane dei servizi da erogare, della cultura da proporre, dell’imprenditorialità da sostenere.
Dopo i dieci anni che hanno sfidato la sopravvivenza dell’autonomia – con il continuo drenaggio di risorse finanziarie a scapito degli enti locali e a tutto vantaggio dell’amministrazione centrale dello Stato – crediamo che si debba invertire la tendenza. Per servire meglio il Paese e per non tradire il dettato della Costituzione, dell’articolo 5: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali”.

Sindaci ridotti dalle norme al rango di capoufficio

L’ossessione del controllo burocratico, l’incertezza delle norme che regolano l’ordinamento municipale e i tagli selvaggi subiti negli ultimi otto anni hanno svilito il ruolo del sindaco al rango di capoufficio. Il primo cittadino è un patriota per definizione anche perché l’opacità del contesto in cui è chiamato ad operare ha trasformato le responsabilità amministrative in rischi personali.
Nonostante ciò, l’intermediazione dei Comuni resta insostituibile perché si possa ancora parlare di democrazia. I corpi intermedi resistono e nel perimetro dei Comuni si possono incontrare e possono cercare sintesi. La sussidiarietà verticale è una modalità insostituibile per assicurare le soluzioni migliori ai problemi di oggi, senza affidarsi agli algoritmi sospetti dei detentori delle informazioni e dei dati di tutti. Perché l’autonomia dei patrioti possa tornare a svolgere la propria funzione è necessario, tuttavia, che Fratelli d’Italia si intesti la battaglia di una rigenerazione delle autonomie, contro il centralismo ottuso che le ha vilipese e che già- con il governo Conte bis – sembra tornare a far sentire la propria prepotenza.
Contro chi vorrebbe annegare la democrazia nelle piattaforme digitali. Contro chi, sulla falsariga di Parag Khanna, teorizza la sostituzione della rappresentanza con la cyber-tecnocrazia, ripartiamo dai Comuni per riaffermare la sovranità nazionale, per difendere la nostra Patria. Fondiamo un nuovo patriottismo comunale. Per una Nazione che, secondo una logica fatta di cerchi concentrici, esprime la propria identità dal basso verso l’alto e che può difendere la propria sovranità anche dai territori.

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