Al processo Cucchi parola alle difese. E seminano dubbi nella Corte

martedì 29 ottobre 19:46 - di Elena Ricci
Stefano Cucchi

Sul processo Cucchi riceviamo da Elena Ricci e volentieri pubblichiamo 

Si è tenuta oggi l’udienza del processo relativo alla morte di Stefano Cucchi. Dopo la requisitoria del PM, in cui ha chiesto pesanti condanne per i militari  e l’assoluzione del Vice Brigadiere Francesco Tedesco dall’accusa di omicidio preterintenzionale, è stata la volta delle arringhe difensive.

In questa vicenda Francesco Tedesco ha rappresentato inconsapevolmente la più piccola e debole rondella di un ingranaggio smisurato e potente che per una volta ha ruotato in controfase. Lo ha definito così, uno dei suoi legali difensori, l’avvocato Eugenio Pini.

Per l’avvocato Pini, Francesco Tedesco ha cercato di fermare questo meccanismo ma ne è stato inesorabilmente travolto, «investito».

«Da quel momento ha percorso un sentiero solitario e proibitivo che posso descrivere unicamente citando le parole di Gandhi: “Prima ti ignorano. Poi ti deridono. Poi ti combattono. Poi vinci.”»

La difesa di Tedesco

Questo è quello che – per la difesa del militare – ha vissuto Francesco Tedesco in questi lunghi anni: «poi c’è stata la sua vittoria, una vittoria umana. Oggetto di questo processo – ha detto l’avvocato Pini alla Corte – è accertare se abbia o meno concorso nell’omicidio di Stefano Cucchi. Non è oggetto di questo processo misurare la tempestività o la puntualità delle sue dichiarazioni», in riferimento al fatto che Tedesco ha denunciato di aver assistito al pestaggio di Cucchi da parte dei suoi colleghi, solo lo scorso luglio, dopo 9 lunghi anni.

«Noi dobbiamo pensare in termini di relatività agli anni di silenzio – ha detto ancora l’avvocato Pini rivolgendosi alla Corte –. Dobbiamo pensare sia in termini soggettivi: cosa avremmo fatto noi o meglio cosa avremmo potuto fare noi; sia in termini oggettivi. C’è qualcuno in questa aula che possa con certezza affermare che il pacchetto conoscitivo di cui disponeva Tedesco, se svelato, anche un giorno, prima sarebbe restato integro e fruibile e non sarebbe stato sminato e combattuto fino a farlo disperdere?».

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