2 agosto ’80, le assurdità dei periti su “ignota 86”. Ecco cosa si legge nei rapporti

mercoledì 23 Ottobre 14:48 - di Massimiliano Mazzanti

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

Se ha ragione Valerio Cutonilli, il quale oggi lamenta come lo “Addendum” alla perizia esclusivistica firmata da Adolfo Gregori e Danilo Coppe sia un po’ come il fallo di mano dello juventino Matthijs De Ligt e che, al pari di quello, non ci sarà alcun “ricorso al Var”, pregiudicando forse il destino processuale di Gilberto Cavallini; è pur vero che l’imputato è milanese di fede interista e, di conseguenza, abituato a questo genere di “torti arbitrali” dai tempi di Ronaldo (Luis Nazario de Lima, non Cristiano). Ma la questione, è tutt’altra che calcistica: se per dare una risposta giudiziaria all’assassinio di Yara Gambirasio, “Ignoto 1” fu scovato disponendo oltre 12mila analisi del “dna” – cioè, coinvolgendo tutti gli esseri umani che potevano aver avuto anche solo un contatto geografico con la vittima –; potrà mai il presidente della Corte d’Assise, Michele Leoni, sostenere che sarebbe una perdita di tempo eccessiva, disporre 9 – dicasi nove! – analisi sui soggetti che il duo Coppe/Gregori indicano come quelli a cui potrebbe appartenere lo “scalpo” che si è mostrato nei giorni scorsi?

Le ipotesi su “Ignota 86”

“Ignota 86”, forse l’autrice del più grande attentato terroristico avvenuto in Italia, non meriterebbe un mese o due di approfondimenti? Certo, potrebbe, ma sarebbe un gigantesco “vulnus” ai diritti difensivi di chi è accusato oggi di aver partecipato alla strage di Bologna del 2 agosto 1980. C’è di più. Oggi, diversi giornali danno ampio spazio alle affermazioni dello “Addendum” e al fatto che ci sarebbero sette vittime – lasciando perdere le due che vengono chiamate in causa per i resti della mano che pure erano nella tomba di Maria Fresu – a cui potrebbero appartenere i resti del volto di cui si parla. Nessuno di questi giornali, però, sembra essersi peritato di verificare cosa ci sia effettivamente scritto, nei rapporti della Medicina legale circa quei corpi, fidandosi delle sintetiche definizioni dei periti esplosivisti. Ebbene, essendo solo 7, forse è il caso di leggerle, premettendo che tutte quante queste donne furono portate all’obitorio sostanzialmente vestite: un particolare, questo, che già stride fortemente con l’ipotesi di uno smembramento del corpo.

I resti delle sette vittime donne

La citazione di Enrica Frigerio e di Livia Olla nell’elenco appare quasi enorme, trattandosi di donne rispettivamente di 57 anni e di 67 anni, mentre lo “scalpo” appartiene indubitabilmente a una giovane ragazza.
Margret Rohrs, il cui corpo venne riconosciuto dal marito, Horst Mader, già alle 18.35 dello stesso 2 agosto, e venne analizzato dal prof. Piergiorgio Sabattani: «Il capo e l’emiviso di destra sono deformati per schiacciamento». Si parla di volto “schiacciato”, non assente, come dovrebbe se lo “scalpo” misterioso ne fosse una parte.
Flavia Casadei, riconosciuta dal padre e dallo zio alle 13.10 del 5 agosto e analizzata dal professor Alberto Cicognani: «Deformazione per schiacciamento del viso e del capo, con larghe escoriazioni della cute frontale e della guancia destra, ferita del labbro superiore». Oltre a non evidenziare alcuna mancanza delle così dette “parti molli del viso”, di cui si rileva solo lo schiacciamento, c’è la ferita al labbro; ma le labbra fanno completamente parte dei resti di “Ignota 86”.
Berta Ebner, riconosciuta da una conoscente, suor Lorenza Torri: «Presenta dismorfismo del dorso per appiattimento del massiccio facciale con frattura, lacerazione del naso, ampia breccia della teca cranica». Dei resti di “Ignota 86”, fa parte la totalità del naso e anche in questo caso si parla di “appiattimento” del volto, non di mancanza.  
Franca Dall’Olio, riconosciuta dal padre già alle 17.45 dello stesso 2 agosto e analizzata dalla dottoressa Anna Vercelli: «Al capo i capelli sono imbrattati da sangue e terriccio. Il volto e il capo presentano un notevole dismorfismo con schiacciamento delle ossa del massiccio facciale». Anche in questo caso, particolari che non c’entrano nulla con l’eventuale assenza di circa l’80 per cento del volto, come dovrebbe essere se i resti di “Ignota 86” le appartenessero.
Vincenzina Sala, riconosciuta dal marito alle 0.35 del 3 agosto e analizzata dal professor Sabattani: «Sfacelamento traumatico del viso e del capo con perdita dei tratti somatici […] mancando larghe parti delle strutture ossee e molli del viso». Sarebbe l’ipotesi alternativa più concreta, anche se l’età, 50 anni, rende l’identificazione con “Ignota 86” ben poco probabile.
Se valesse la regola: “in dubio pro reo”, queste note apparirebbero sufficienti per sostenere come “Ignota 86” è ancora veramente tale; ma, nel dubbio, 9 analisi, se non 7 o 5, sarebbero più che sufficienti per sciogliere ogni perplessità. Senza contare il fatto che, in 39 anni di processi e in oltre un lustro di dubbi sull’appartenenza dei resti conservati nella tomba di Maria Fresu, nessun inquirente e nessun investigatore si è mai peritato di reperire e produrre l’archivio fotografico della Polizia scientifica che, sicuramente, avrà proceduto alla repertazione visiva dei cadaveri e dei resti delle vittime della strage di Bologna. O sono stati fatti sparire anche quelli?

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