Voto a 16 anni? Pd e M5S arrivano tardi, nel 2008 lo propose Giorgia Meloni da ministro

lunedì 30 settembre 18:59 - di Antonio Pannullo

Se a 16 anni si può morire per la propria Patria, allora certamente si può anche votare. Ciclicamente torna all’attenzione della politica il voto ai 16enni anche in Italia. Stavolta è Enrico Letta che riscalda la minestra: ”Alle urne a 16 anni, il Pd deve imporsi”. Lo sottolinea l’ex premier che chiede alla maggioranza M5S-Pd di fare un passo concreto verso “il popolo di Greta”: ”Una riforma costituzionale da fare in un anno: il voto ai sedicenni”. Ma la proposta viene da molto più lontano: precisamente, in questo millennio, da Giorgia Meloni che la lanciò nel 2008 quando era ministro della Gioventù, incarnando perfettamente l’idea secondo la quale i giovani sono sempre stati l’anima della Destra, a partire dai Ragazzi del ’99. Dai giovani è partita qualsiasi iniziativa rivoluzionaria, loro scendevano in piazza per primi, loro hanno pagato il più alto tributo di sangue per questo nostro sventurato Paese, dai citati Ragazzi del’99 alle giovani vittime degli anni di piombo. Oltre alla battaglia di qualche decennio fa, sul voto ai 18 anni (quando l’età minima per elettorato attivo e passivo era di 21 anni) portata avanti – e vittoriosamente – dai ragazzi del Fronte della Gioventù (l’organizzazione giovanile del Msi) contro le vecchie burocrazie democristiane e comuniste, la prima forza politica in tempi recenti a chiedere il voto per i sedicenni è stata appunto Alleanza Nazionale con il ministro della Gioventù Giorgia Meloni, che era un esempio vivente di questo modi di intendere la politica ela gioventù, perché cominciò a fare l’attivista molto prima dei 16 anni, nella storica sezione missina della Garbatella. Nel 2015 poi le fece eco anche Matteo Salvini, parlando a Bologna, ricordando l’esempio dell’Austria e chiedendo il diritto di voto per i sedicenni. Poi lo disse anche Beppe Grillo e oggi Enrico Letta, Zingaretti, Di Maio e persino il premier Conte. Certamente i tempi sono più che maturi per una iniziativa di questo genere: negli ultimi anni i giovani, tramite il web, hanno acquisito coscienza politica, maturità e voglia di mettersi in gioco. Senza scomodare i 16enni che si arruolarono nella Repubblica Sociale Italiana e i giovani che nell’immediato dopoguerra lottarono – e morirono – per Trieste italiana, va ricordato che negli anni Settanta le sezioni del Msi erano piene di minorenni, che per anni sostennero il peso di una persecuzione contro di loro che mai li piegò. Lo disse anche Marinetti col suo Futurismo: sono i giovani il nerbo di qualsiasi nazione, diamo loro fiducia. E allora per questo la proposta tardiva e demagogica di Letta e compagni ci fa sorridere: noi veniamo da lontano e sappiamo bene che se si può morire a 16 anni per la propria idea, si può anche votare.

Mario Monti contrario: quindi l’idea è giusta

Se non bastassero queste argomentazioni, si tenga presente che Mario Monti si è detto contrario, segno che l’idea è giusta: “Il nostro è un Paese che gestisce le proprie politiche contro i giovani, non sono convinto che dando il voto ai sedicenni questo cambierebbe”, ha detto Monti su radio Capital. “Mi sembra leggermente demagogico cavarsela dicendo che dobbiamo mettere di più i giovani al centro delle politiche quindi bisogna farli votare. Dò più importanza alla prima parte della frase – ha spiegato l’ex premier -. Bisogna fare politiche youth-friendly più che dare loro il contentino del voto e continuare a fare politiche che li sfavoriscono”. I giovani, ricorda ancora il senatore a vita, crescono “sotto due ipoteche: quella ecologico-ambientale, che vale dappertutto, e quella del debito, che vale per alcuni Paesi. Per questo serve inventarsi una Greta del debito pubblico. Bisognerebbe far ringiovanire e femminilizzare il professor Carlo Cottarelli”, ha scherzato non facendo però ridere nessuno. Da parte sua Luigi Di Maio non perde l’occasione di cavalcare l’onda: “Il voto ai sedicenni è una proposta che portiamo avanti da sempre e che sosteniamo con forza. I giovani in Italia vengono definiti, a seconda del momento, choosy, viziati, gretini: per noi questi giovani vanno soprattutto rispettati, ascoltati e messi al centro della nostra politica”, scrive Di Maio su Fb. “Sono una risorsa preziosa e sono il futuro di un’Italia che si informa, che partecipa e che deve essere valorizzata sempre di più. Se a 16 anni un giovane può lavorare e pagare le tasse, dovrebbe almeno avere il diritto anche di votare e scegliere chi decide della sua vita. In alcuni Paesi il voto ai sedicenni è già previsto: in Scozia, Austria, in alcuni Länder tedeschi, in Argentina e Brasile ad esempio”. “Discutiamone subito in Parlamento, perché queste sono le riforme costituzionali che cambiano le prospettive di un Paese e che ci spronano a fare sempre meglio. Noi ci siamo e pensiamo che chi teme il voto dei più giovani, forse sa di averli traditi in passato, con scelte politiche che hanno creato povertà, mancanza di opportunità, danni all’ambiente che oggi proprio i più giovani stanno difendendo. Adesso è ora di dare questo diritto a chi ha più futuro davanti”, conclude. Ma la fronda tra i grillini è sempre in agguato: contraria la senatrice grillina ribelle Elena Fattori: “Il voto ai sedicenni a mio avviso strumentalizzerebbe la loro protesta civica. Sono contraria”.

Commenti

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  • Max 3 ottobre 2019

    i 16 enni di oggi pensano ai Pokemon, ai telefonini, a come sballarsi il cervello con quello che trovano, e a divertirsi. Della vita non conoscono nulla, del lavoro meno che meno e non si interessano affatto alla politica anzi… non gli interessa affatto, al contrario alzerei l’età del voto ad almeno 24 anni, a questa età qualcuno comincia ad intuire in che paese viviamo, forse gli hanno già sbattuto in faccia il fatto che non lo prendono a lavorare perché non rientra nelle categorie da sfruttare, e se è una persona volonterosa avrà già passato una decina di posti di lavoro…. a questo punto è pronto per poter dire la sua esprimendo il proprio voto a chi promette sempre e poi delude puntualmente. I giovani non ne hanno colpa, è la società evoluta che li ha resi ignoranti, insensibili a tutto, persino senza rispetto neppure per loro stessi. A Questo punto tanto vale dare la stessa opportunità a Polli, Cani, Gatti, e chi più ne ha più ne metta…dopotutto quello che i politici vogliono sono proprio …POLLI.

  • roberto 1 ottobre 2019

    cari sinistroidi ….. arrivate sempre e solo quando il treno è abbondantemente passato …. siete sempre in ritardo come i vostri cervelli

  • Giuseppe Forconi 1 ottobre 2019

    16 anni di eta’, ma siamo sicuri che la mente umana della gioventu’ di oggi sia cosi’ ben formata politicamente? Guardo in giro ed ascolto e il piu’ delle volte mi cadono le braccia quando ascolto la gioventu’ parlare di politica. Credo che appena un 15% di loro sia informata, gli altri seguono le idee paterne e qui’ cadiamo in un buon 40% di fanatici di sinistra, quindi mettere in mano dei giovani l’arma del voto diventa piu’ un arma a doppio taglio che altro. Salvo che non vengano istituite delle zone o associazioni d’informazione libere e apartitiche per preparare i giovani a comprendere l’importanza del voto, voto che puo’ fare il bello e cattivo tempo. Ma cosa essenziale ed urgente ora , e’ di togliere dalle stanze del potere questa inutile e pericolosa marmaglia di inetti che stanno distruggendo il Paese e silenziare le vecchie cariatidi come la boldrini e company.

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