Travaglio, dal Cazzaro Verde al Cazzaro Rosso: il trasformismo non gli fa più schifo

martedì 3 settembre 13:59 - di Giacomo Fabi

Che Travaglio per il Conte-bis. Non quello delle partorienti, ma nel senso di Marco, il direttore sempre meno giornalista e sempre più consigliere e suggeritore dei grillini. Il suo Fatto Quotidiano sta ormai al M5S come Repubblica sta al Pd: un giornale partito schiacciato su obiettivi politici per la gioia di quanti amano dissetarsi con la lettura dei fatti partoriti dalle opinioni. Tecnica non proprio anglosassone, ma che inquadra bene l’involuzione di Travaglio da sprezzante barricadero nemico di ogni camarilla in cinico trafficante di convenienze di bottega spacciate ad uso e consumo dei dilettanti a Cinquestelle. Nasce il SalviMaio e lui sentenzia: meglio il «Cazzaro verde» che Renzi. Poi succede che il «cazzaro» di cui prima si suicida in diretta tv e resuscita Renzi, che ne frattempo scopre di amare ardentemente i grillini. Uno normale ci sarebbe rimasto secco. Ma lui, Travaglio, neanche si scompone e pontifica l’esatto contrario: meglio il «Cazzaro rosso» che Salvini. Il tutto  sintetizzato in un editoriale in 10 punti a mo’ di “bignamino” per istruire i grillini in vista del voto odierno sulla piattaforma Rousseau. Altri tempi quelli in cui sfidando querele ed editti bulgari il direttore predicava e praticava coerenza. Oggi, invece, i cancelli del sempiterno “Franza o Spagna purché se magna” sembrano invalicabili anche per lui. Non che Travaglio sia un callido opportunista, ma di certo colpisce la disinvoltura con cui è passato dal digerire l’alleanza con la Lega al gustare quella col Pd manco fosse un Giuseppi Conte qualsiasi o l’imitazione sabauda di Luigi Di Maio. Passi pure che lo faccia Grillo, che da comico potrà sempre dire che scherzava. E passi pure per chi – opinionisti, gente di spettacolo e culturame vario – aspettava solo che l’idillio germogliasse per riunire finalmente le ragioni del cuore con quelle del portafogli. Ma Travaglio no: lui i trasformisti li ha sempre spellati vivi. Ora, invece, li coccola e li istruisce. Probabilmente sarà perché se il voltagabbana è grillino, il Fatto non sussiste. E neppure il suo direttore.

 

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