«Te lo do io il cambiamento»: quando Grillo tuonava contro il “Pd-meno-elle”

domenica 1 settembre 17:53 - di Niccolò Silvestri

Avvertite Beppe Grillo: sul web imperversa un suo sosia che promuove appelli, dispensa consigli e lancia anatemi per far chiudere in fretta e furia il papocchio tra i vecchi arnesi del Pdmenoelle e i giovani virgulti della Virtus Cinquestelle. Sarà senz’altro un impostore, un avatar dispettoso mandato chissà da chi a gettare scompiglio nelle già squassate fila del MoVimento. La buona notizia è che durerà poco. Giusto il tempo per Grillo di rimettere in circolazione la mitica diretta streaming del suo scontro con Renzi e gli altri pidioti al seguito. Che goduria quei nove minuti di faccia a faccia. A tratti più intensi ed emozionanti persino dei trenta di supplementari tra Italia e Germania di Mexico ‘70. Ricordate? «Tu rappresenti le banche, i poteri forti, tu dici una cosa poi la smentisci il giorno dopo, sei un ragazzo giovane ma nello stesso tempo vecchio…» e giù botte, fino alla fugace stretta di mano a suggello della reciproca constatazione di assoluta inconciliabilità. Il video è su YouTube. Basta cliccarlo per convincersi che il Grillo di cui parlano in questi giorni quotidiani e tiggì non è l’originale bensì il suo sosia inciucista. Dite che non è così, che il Grillo sponsor dell’intesa con ZingaRenzi è proprio il fondatore del MoVimento, il teorico del Vaffa, il fustigatore della Casta? Ma no. Se fosse davvero lui, Di Maio avrebbe già obbedito al suo ordine di mollare l’osso del vicepremier e poi, festante, gli avrebbe portato la notizia con il giornale stretto in mezzo ai denti. E pure la storia di Grillo che urla ai giovani del Pd di non perdere l’occasione della svoltina-sveltina con i suoi non regge: è dezinformacija, pattume, fake news. Come dite? Ah, ora è tutto chiaro: il comico è rimasto comico e tutto quello che abbiamo visto dal 2013 ad oggi è puro spettacolo, un atto di “Te lo do io il cambiamento”, sequel ancor più surreale di quel “Te lo do io il Brasile” che ebbe molta fortuna nella Rai degli anni ‘80. L’impressione, questa volta, è che finisca tutto a fischi e pernacchie.

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