Tassa sui prelievi: hanno bisogno dei nostri contanti per garantirsi il loro futuro

domenica 15 settembre 19:38 - di Stefano Massari

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Stefano Massari

Le banche, ce lo insegnano a scuola, svolgono alcune funzioni essenziali per il funzionamento del sistema economico, vale la pena ricordarle per capire le ragioni dei provvedimenti sulla tassazione dei prelievi in contante annunciati dal nuovo governo.

Semplificando al massimo le banche esistono per svolgere due funzioni, quella di intermediazione del credito e quella di tesoreria e, svolgendo queste due funzioni, diventano uno strumento di trasmissione della politica monetaria. La funzione di intermediazione del credito è semplice, la banca raccoglie i risparmi dei correntisti ed eroga credito alle imprese. Il suo ruolo è quello di “selezionare il credito” ovvero di comprendere se un’impresa è sana e merita un prestito o se, al contrario, non ne ha i presupposti. Lo sviluppo industriale del nostro Paese si è fondato su questo modello, le piccole banche raccoglievano i risparmi del popolo più parsimonioso della terra prestandolo ad imprese, legate al territorio, il cui compito era quello di creare occupazione e ricchezza, per l’imprenditore, per i lavoratori e per la collettività.  La seconda funzione delle banche è quella di svolgere attività di tesoreria. Tenere molti soldi a casa può essere rischioso, per questo si portano, o per meglio dire si portavano in banca, un’istituzione credibile alla quale era affidato il compito di custodire il risparmio, di assicurare il risparmio. Al di sopra delle banche che noi tutti conoscevamo c’erano le banche d’affari le quali avevano una funzione completamente diversa, legata a logiche industriali e ad operazioni di carattere straordinario. La separazione tra banca commerciale e banca d’affari fu introdotta negli anni 30 dal presidente amerciano Roosvelt con il Glass-Steagall Act. Il modello fu importato in Italia dal governo Mussolini.  

Nel 1999 cambia tutto e la lotta al contante non è che l’ultimo tassello di questo cambiamento. Il Gramm-Leach-Bliley_Act promulgato dal presidente Clinton fa cadere il confine tra banca commerciale e banca d’investimento. Le banche si trasformano in istituti che possono gestire i risparmi per speculare con swap, future, high frequency trading. Non sapete cosa sono? Non vi è chiaro cosa c’entri un sistema di intelligenza artificiale con i 300 euro che un pensionato mette da parte ogni mese pensando al proprio nipote? Neanche a me ma dicono si chiami globalizzazione. Andiamo avanti.

Il nuovo modello introdotto da Clinton, non fondato sulla tutela del risparmio ma sull’incentivo alla speculazione, mostra immediatamente i propri limiti; scoppia la profonda crisi nel 2007 e nel 2008 Leheman Brothers, una delle principali banche d’affari americane, fallisce. Ci si accorge che le banche di tutto il mondo occidentale hanno garantito dividendi e compensi stellari ai propri manager con utili conseguiti solo sulla carta. I danni creati da pochi vengono pagati da tutti, gli Stati, ovvero la collettività, è costretta ad intervenire.  Il passo successivo in questo immenso processo di “riforma” del sistema bancario è stato, in Unione Europea, l’introduzione del bail in. Di cosa si tratta? Del principio in base al quale se una banca dovesse fallire i costi del fallimento li pagano gli azionisti della banca (e questo ci può stare), gli obbligazionisti (e questo già ci sta molto meno) ed i correntisti, ovvero coloro i quali hanno depositato i propri soldi nella banca.

Il rapporto tra banca e correntista è radicalmente cambiato. Se prima del 1999 la banca con il servizio di tesoreria assicurava il correntista ora è il correntista che con i suoi soldi assicura la banca. Se la banca sbaglia, il risparmiatore paga, ovvero, visto da un punto di vista leggermente differente, io do i miei soldi alla banca, la banca specula con i miei soldi, se la speculazione produce utili il manager ed azionisti guadagnano, se invece le cose vanno male pago io. Questo è il modello globalizzato di banca universale.

In una situazione del genere la prima cosa che ad una persona malfidata verrebbe in mente è di non tenere i soldi in banca. Un pensiero che,  a ben vedere, deve essere venuto a molti, soprattutto in Italia, dove il tasso di fiducia nei confronti delle istituzioni bancarie dopo MPS e Banca Etruria non deve essere altissimo.  Ma se tutti noi non portiamo i soldi in banca il sistema crolla. Come limitare tutto questo? Semplice, si limita l’uso del contante, si obbliga il sistema economico ad utilizzare la banca per effettuare transazioni, dalle più grandi alle più piccole trasformando la banca in uno strumento di controllo sociale. Chi non si adegua a queste regole è un evasore fiscale, va segnalato all’autorità competente, vanno fatti degli accertamenti in Agenzie delle Entrate. Chi non si adegua va tassato. Ecco perché vogliono tassare il prelievo in contanti, perché hanno bisogno dei nostri contanti per assicurare il loro futuro.

Commenti

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  • Neri 17 settembre 2019

    quello che il giornalista afferma e’ una fake news, puro populismo da tre soldi.
    Dopo la crisi finanziaria degli anni 2007/2008 le autorita’ monetarie e i governi del mondo occidentale hanno garantito agli intestatari di conti correnti il rimborso , chi piu’ chi meno, del capitale perduto nel caso del fallimento di una banca.Questo entro certo limiti che di norma sono Eu / $ 100.000. Cio’ e’ esattamente il contrario di quanto scritto nell’articolo.

  • Marco 16 settembre 2019

    Quanta ignoranza ed informazioni storpiate dalla realtà in un’unico “articolo”. Gente, informatevi da soli presso fonti più credibili.

    E comunque la “manovra” è palesemente indirizzata ad incentivare la transazioni elettroniche per ridurre il “nero” (con conseguenti benefici per la collettività).

  • Giuseppe Tolu 16 settembre 2019

    Bas … tardi!

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