Svolta nell’economia Usa, non solo profitto: un documento tutela fornitori e consumatori

28 Set 2019 14:44 - di Riccardo Pedrizzi

Il documento dei 181 Ceo della “Business Roundtable” analizzato in un libro di Riccardo Pedrizzi, (Presidente Nazionale del Comitato Tecnico Scientifico dell’Ucid-Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti), “Il Salvadanaio. Manuale di Sopravvivenza economica” (Editrice Guida, euro 18,00).

Svolta nell’economia Usa, il documento dei 181 Ceo della “Business Roundtable

Il turbocapitalismo Usa arriva in ritardo e male per la prima volta nella vita dell’associazione Business Roundtable degli Stati Uniti d’America, 181 firmatari affermano che accanto al profitto a favore degli azionisti, occorre perseguire anche gli interessi di altri stakeholder (dipendenti, fornitori, consumatori, comunità locale). La grande impresa cioè si interroga sul proprio ruolo sociale e dichiara di volersi orientare a non considerare come suo obiettivo il solo profitto, ma ad includere anche la “protezione dell’ambiente” e la “dignità e il rispetto del lavoro”, dei consumatori, dei fornitori e delle comunità locali. I giudizi sul documento statunitense sono stati tantissimi: Il “Financial Times” e molti commentatori italiani hanno addirittura ritenuto che ci sia stata una vera e propria svolta etica nella filosofia economica delle principali aziende statunitensi. Invece c’è chi l’ha considerato solo una mossa di marketing o una manifestazione di presunzione e/o di arroganza da parte di multinazionali che vogliono occupare spazi pubblici; oppure, ancora, è stato giudicato da altri come un tentativo di “pararsi” da eventuali attacchi della sinistra statunitense che, con Bernie Sanders ma ancor più con Street Elizabeth Warren, mette in discussione le fondamenta del capitalismo finanziarizzato americano.

Marketing e encicliche: l’economia Usa guarda alla dottrina della Chiesa

Comunque qualunque siano le motivazioni che hanno indotto i Ceo di Washington a firmare un documento, che ha la pretesa di segnare una vera e propria svolta etica nel mondo dell’impresa statunitense una cosa è certa, ed è che arriva in ritardo ed al seguito delle dottrine socialdemocratiche, degli esperimenti dell’economia sociale di mercato, e, sopratutto, dopo la riflessione e gli insegnamenti della Dottrina della Chiesa che risalgono al 1891, anno della prima enciclica sociale “Rerum Novarum”. Esaminiamo infatti dettagliatamente il documento della “Tavola Rotonda” secondo il quale l’attenzione al profitto deve rimanere, ma dovrà essere solo una delle linee guida. Ma la dottrina sociale cattolica spiega meglio questa idea: quando un’azienda produce profitto significa che i fattori produttivi sono stati adeguatamente impiegati ed i corrispettivi bisogni umani debitamente soddisfatti. Al profitto si può e si deve attribuire infatti un significato etico perché ogni impresa nasce da un capitale, frutto di passato lavoro e appresta nuovo capitale per nuovo lavoro, che resta sempre il frutto e l’espressione più alta della spiritualità, dell’intelligenza e delle potenzialità dell’uomo.

Il nuovo ruolo dei Ceo e dei manager delle imprese

Per quanto riguarda il nuovo ruolo dei Consigli di Amministrazione e dei manager delle imprese secondo il recente documento, il Magistero della Chiesa fin dal 1931 con la enciclica “Quadrigesimo anno” di Pio XI affermava: «E in primo luogo ciò che ferisce gli occhi è che ai nostri tempi non vi è solo concentrazione della ricchezza, ma l’accumularsi altresì di una potenza enorme, di una dispotica padronanza dell’economia in mano di pochi, e questi sovente neppure proprietari, ma solo depositari e amministratori del capitale, di cui essi però dispongono a loro grado e piacimento». Riflessione ripresa da Papa Benedetto XVI nella sua insuperabile enciclica “Caritas in veritate”. Inoltre quello che sarebbe una novità per gli americani, cioè investire nei dipendenti e nel territorio, da sempre è stato un imperativo della Dottrina sociale che ha declinato nella storia i principi di sussidiarietà, partecipazione, territorio e comunità e, sopratutto, della tutela della dignità del lavoro. «Il lavoro umano è parte della creazione e continua il lavoro creativo di Dio. Questa verità ci porta a considerare il lavoro sia un dono che un dovere. Il lavoro perciò non è meramente una merce, ma possiede la sua propria dignità e valore. (…). È indubbio che la globalizzazione dei mercati ha sempre più bisogno, a qualsiasi latitudine e longitudine si operi, di coinvolgere e rendere corresponsabili della vita e del destino delle imprese, le cosiddette risorse umane». La partecipazione, perciò, mai come ora può diventare fattore di rafforzamento della competitività e sopratutto di benessere per i lavoratori, come suggerisce tutta la dottrina sociale della Chiesa.

La nuova etica nella filosofia economica delle aziende statunitensi

Riassumendo le nostre considerazioni: per quanto riguarda la presunta svolta etica nella filosofia economica delle aziende statunitensi è vero che «non si tratta di esprimere un giudizio sull’autenticità o meno delle motivazioni intrinseche dei 181 Ceo – scrive molto benevolmente Stefano Zamagni – quanto piuttosto di riconoscere che quella dichiarazione di principio sia stata firmata», dovrebbe far riflettere però che negli ultimi anni sia sul piano del rispetto delle leggi e delle regole sia sul piano della correttezza commerciale e del trattamento dei lavoratori, trai firmatari ci sono aziende che non si sono comportate bene. Ad esempio la Bank of America è stata multata per 16,65 miliardi. È la più grande sanzione mai pagata da una società statunitense. Per risolvere tutti gli scandali scaturiti dalla crisi del 2008 la BofA pagherà quasi 80 miliardi di dollari. Jp Morgan, l’altra banca di investimento, che ha pagato un’analoga multa di 13 miliardi sempre per mutui subprime, esprime nientemeno il presidente della “Roundtable” con il suo Ceo Jaime Dimon, che è anche il primo firmatario del documento. Anche la Commissione europea aprì una indagine contro tre banche internazionali tra cui Jp Morgan sospettate di avere partecipato alla manipolazione dell’Euribor. Alla fine del 2013, un gruppo di banche era stato già multato da Bruxelles per un totale di 1,7 miliardi di euro per manipolazione dell’Euribor, tra cui Citigroup, che dal suo canto, già ha accettato di pagare 7 miliardi di dollari. Il documento americano è firmato peraltro – e non depone bene – da personaggi che sono, nello stesso tempo, azionisti e manager delle loro società che continuano a percepire stratosferiche retribuzioni che stridono con i salari e gli stipendi medi dei loro dipendenti. Basta pensare solamente che alla Walmart, dove gli stipendi medi si aggirano sui 19.177 dollari l’anno e si confrontano con il guadagno del Ceo (Chief Executive Officer, Doug McMillon, pari a 22,2 milioni di dollari.

La aziende firmatarie del documento della Business Roundtable

Tra le aziende firmatarie poi c’è chi come Amazon viola i diritti più elementari dei propri dipendenti, controllandoli a vista come si faceva con gli schiavi più di un secolo fa, pagando stipendi da fame e sfruttandoli con i braccialetti intelligenti. Inoltre il suo numero uno Jeff Bezos è l’uomo più ricco del mondo perché ha accumulato un patrimonio di 100 miliardi di dollari, 2,4 dei quali guadagnati in solo giorno. Vi sono infine altre aziende firmatarie che hanno truffato e danneggiato gli stakeholder come la Johnson & Johnson che è stata condannata a pagare per ora 4,7 miliardi di dollari dal tribunale di Los Angeles per aver procurato il cancro alle ovaie a 22 donne che avevano utilizzato i suoi prodotti. Proprio per questo Larry Summers, ex segretario al Tesoro degli Stati Uniti con Clinton, diffida perciò delle buone intenzioni della “Business Roundtable”. Si tratterebbe di una mossa preventiva, a suo giudizio. Una mossa preventiva che in ogni caso arriva in ritardo perché da sempre il Magistero cattolico ritene che chi svolge un’attività economica non può non avere la consapevolezza di essere prima di tutto al servizio della comunità e della economia nazionale, se vuole che l’uomo resti e sia al centro dell’impresa.

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