Renzi e Atreju, due percorsi che non si incontreranno mai, tra Palazzo e comunità

martedì 17 settembre 6:00 - di Francesco Storace

Se nel weekend andrete ad Atreju state certi che non incontrerete Matteo Renzi. Perché ormai è diventato l’emblema del Palazzo e in mezzo al popolo il guappo fiorentino ci sta sempre peggio. Scinde, trama, urla. Traditore è l’epiteto che usa di più. Troppi beneficiati non lo salutano nemmeno. O meglio lo salutano solo per dirgli ciao.
Ad Atreju incontrerete la comunità, il popolo che sta insieme anche se la poltrona non c’è e rimangono solo posti in piedi. Il contrario del Matteo di Rignano. Alla Leopolda lui riunirà gli addetti ai livori. Dalla Meloni – che oggi presenta alla stampa la kermesse edizione 2019 – il patriottismo, l’amore per la bandiera, la ricerca delle strade nuove per il futuro dell’Italia, la tradizione che non si cancella. Isola Tiberina a Roma, da venerdì a domenica.
Matteo Renzi annuncia per oggi la scissione, a quanti gli saranno fedeli nella sua corsa contro il Partito Democratico; Giorgia Meloni punta sul progetto, la qualità, la marcia – per lunga che sia – verso l’appuntamento col popolo sovrano. Palazzo/popolo.

Vuole genuflessioni e non fischi

A Renzi devono aver tolto l’aria che respira, nel partito che ha guidato incontrastato. La Meloni indirizza il suo popolo verso una libertà che è tutta da conquistare, contro un regime che si forma sempre più contro gli italiani.
Mentre il Paese si dirigeva finalmente alle elezioni, è spuntato lui e ha manovrato contro il voto, si è cuccato ministri e sottosegretari e ora fa pure la scissione. Alzi la mani chi ci capisce qualcosa. No, ad Atreju si troverebbe davvero a malpartito e in effetti, ancorché invitato più volte, non si è mai fatto vedere. I fischi al posto delle genuflessioni non li sopporta proprio.
Non rischia, Matteo, se non ha tutto per sè. E ora sente che non ha più il partito tutto suo, il Pd, e odia tutti quelli che stanno lì dentro. Non è capace di riconoscere le leadership altrui. Ad Atreju potrebbero raccontargli storie di pezzi di destra che si sono combattuti per anni; e poi soggetti politici provenienti da altri mondi; ma ora tutti uniti nel riconoscere un capo come Giorgia Meloni. Senza bisogno di minacciare fughe, scissioni, Aventino.

Ad Atreju troverebbe la democrazia

Forse Zingaretti avrebbe potuto “comprarlo” con l’Europa, al posto di Gentiloni. Ma perché regalare cinque anni di Eldorado ad un infingardo che appena può ti frega, come sa bene Enrico Letta? Giochi di Palazzo, ruberie di poltrone, è un mondo lontano, lontanissimo dal Paese reale che ci gusteremo in questo weekend all’Isola Tiberina.
In fondo, Matteo Renzi appartiene a quell’élite per la quale il voto popolare non deve contare nulla. Spodestò proprio Letta con il plebiscito della direzione nazionale del suo partito e ora ha ribattezzato Conte in Conte Bis col sì dei gruppi parlamentari. Guai a parlargli di democrazia, gli rinfaccerebbe  Giorgia Meloni.
Probabilmente a quelli come loro manca il governo personale. Ma bisogna conquistarlo e non bastano più le manovre salendo e scendendo le scalinate del Colle quirinalizio. Ad esempio, ad Atreju si parlerà di presidenzialismo, dello scettro in mano al popolo sovrano. E che vuoi che c’entri uno come Renzi…

Commenti

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  • 18 settembre 2019

    Articolo bellissimo.

  • Luigi VILLA 17 settembre 2019

    Renzi e PD si preparano a sistemare i loro affari pendenti.
    Fra questi sicuramente un piccolo affare di banca.
    Fine 2018 si ha un operazione di cessione portafogli sofferenze da banche a società recupero crediti. L’operazione riguarda anche il gruppo BPR – Banco Sardegna per circa 900 Mil. €. Le sofferenze sono dovute a mutui in sofferenza. Si vende il portafoglio ad una consociata PRELIOS BANCO SARDEGNA: 4 MORI SARDEGNA, per un valore pari complessivamente al 28.1% del valore lordo contabile. Lo Stato garantisce tramite GACS (Garanzia dello Stato Italiano).
    Ora il dubbio: La garanzia significa aiuto economico, ma in quale misura?
    I crediti ceduti sono esigibili secondo valore creditizio originale?
    La garanzia prevista per il sistema bancario prevede delle agevolazioni per i creditori in sofferenza?
    Da tutto ciò il dubbio. L’intera operazione ha interesse sociale o è la solita manovra speculativa a favore dei soliti ignoti? Se si voleva favorire le banche non era sufficiente
    agevolare i creditori con tassi accettabili, abbuono parziale e idonee dilazioni temporali?
    Gli azionisti delle banche sono anche azionisti delle società recupero crediti?
    In tal caso non si avrebbe un doppio canale di guadagno? Dalla garanzia di Stato in prima manovra; dalla moltiplicazione degli importi di acquisto crediti a mezzo società di recupero sempre consociate alle banche, o meglio degli azionisti?
    A chi fa comodo l’operazione?

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