Rai, l’appetito del Pd: vogliono fare fuori Foa. Nel mirino anche Sangiuliano

mercoledì 4 settembre 11:55 - di Redazione

Il Pd vuole la Rai tutta per sé, com’è sempre stata prima. Tornano le mani su Viale Mazzini, c’è la prima bomba sistemata dai dem sul governo giallorosso. L’appetito vien mangiando, oltre ai ministeri c’è la tv. L’altolà lo dà Michele Anzaldi: «Tra i primi compiti del nuovo governo c’è quello di ristabilire il pieno rispetto delle regole in Rai. Occorre dare al servizio pubblico un vero presidente di garanzia, come prevede la legge», dice. Il cosiddetto presidente di garanzia ha chiaramente i connotati tipici dei progressisti nostrani. Il Pd trova subito la scusa: «Va sanato il vulnus inferto da Salvini con l’imposizione della nomina di Foa, bocciata dalla commissione di Vigilanza e poi riproposta con una seconda votazione che non ha precedenti».

Il nuovo ministro dell’Economia recita Anzaldi – «ai sensi dell’articolo 7 della Legge 28 dicembre 2015, n. 220 (Riforma Rai), potrà procedere alla revoca del presidente del Cda, in modo che la commissione di Vigilanza si esprima su un nuovo e vero presidente di garanzia». «La revoca dei consiglieri – prosegue  – è prevista per legge, è stata introdotta espressamente dalla Riforma del governo Renzi. Con un vero presidente di garanzia la Rai potrà finalmente chiudere la stagione degli abusi, in particolare sull’informazione».  E qui spuntano i nomi nel mirino dei “democratici”, a partire dal direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano, che dà fastidio alla sinistra perché troppo libero e non omologato. Con una buona dose di faccia tosta il Pd conclude: «Occorre intervenire sull’emergenza pluralismo in Rai per ristabilire la corretta informazione nel servizio pubblico, per la quale gli italiani pagano quasi 2 miliardi di euro all’anno di canone».

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