Perfino De Benedetti sta con Meloni e Salvini: «Si doveva votare»

martedì 10 settembre 10:41 - di Elsa Corsini

«Questa estate è successo di tutto ma io ero per le elezioni e non voterei la fiducia a questo governo». È un Carlo De Benedetti che non ti aspetti quello che, ospite di Lilli Gruber su La7, dà un giudizio tranchant sul nuovo governo Conte, parla di operazioni da ricchi premi e cotillons e si schiera di fatto con la piazza di Giorgia Meloni e Matteo Salvini che nel giorno della fiducia alla Camera ha invocato il ritorno alle urne contro l’inciucio di Palazzo.

Attacca frontalmente il premier nuovamente incaricato da Mattarella, non usa i guanti di velluto con Renzi. «Bisognerebbe consegnare il premio del trasformismo a Conte, della falsità a Renzi perché ha detto che il governo si faceva per l’Iva e invece era perché non era prontoa nuove elezioni». Non risparmia però il leader leghista per la sua ingenuità, «ha scambiato il Viminale con il Quirinale pensando che le elezioni si possano indire da lì». Il premio per la migliore incompetenza, invece, De Benedetti lo “regala” a Di Maio.

Per il manager, presidente del Gruppo editoriale L’Espresso, le elezioni anticipate, come ha chiesto Fratelli d’Italia fin dall’inizio della crisi, «sarebbero state meglio, perché la democrazia soffre quando gli si fa lo sgametto. E queste marionette che girano intorno a questo manager della politica che è Conte è una cosa imbarazzante».

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