Pagamenti elettronici: il governo guadagnerà più così che aumentando l’Iva

26 Set 2019 16:54 - di Massimiliano Mazzanti
Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo, caro direttore,
Occhio al 38! Nella smorfia napoletana, questo numero indica ‘e Mmazzate (pare si scriva proprio così, con 2 “m”); nelle intenzioni del governo Pd-5 Stelle, indica il numero di passaggi sufficienti per assicurare al sistema creditizio l’ammontare dell’intera capacità di spesa quotidiana degli italiani, tramite l’obbligatorietà dei pagamenti elettronici. Il calcolo è semplice e facilmente verificabile da chiunque, basta avere un negoziante per amico. Per quanto le banche assicurino di venire incontro ai consumatori, non applicando aliquote sui pagamenti elettronici (per altro, solo su quelli inferiori a una determinata soglia), nessuno – e si capisce bene il perché di questo – parla delle commissioni che i dettaglianti dovranno obbligatoriamente riconoscere a una delle diverse società che fornisco loro il così detto “pos” – point of sale, letteralmente “punto di vendita”; in realtà, il “lettore” di bancomat e creditcard – che, di norma, viaggiano su percentuali del 2.6%-2.8%.

Il balzello nascosto

In parole semplici, ogni 100 euro di spese varie, 2 euro e 80 centesimi finiranno nelle tasche del circuito creditizio (spesso, queste società che forniscono i “pos” sono filiazioni delle banche). Dunque, se gli italiani spendono in media 1 miliardo di euro al giorno per le loro minute necessità, dopo appena un mese e 8 giorni quell’intera cifra sarà stata incassata dalle banche. Certo, inizialmente questo balzello non graverà sulle tasche del consumatore, ma del venditore. Questi, però, s’accorgeranno presto della decurtazione sostanziale del suo incasso – per inciso: non del 2.8%, ma del doppio, dal momento che la commissione si paga sul lordo e non è detto che sia detraibile, almeno completamente -, procedendo necessariamente a un allineamento dei prezzi. Tagliando breve, agendo sul meccanismo di pagamento, il governo, compiacendosi il sistema bancario, potrà ottenere quasi se non gli stessi o superiori benefici che otterrebbe con l’aumento di 2 o tre punti dell’Iva, ma senza aver adottato ufficialmente alcuna misura vessatoria diretta. Al governo basta attendere l’“uscita del 38” che, come in certe lotterie truccate, uscirà regolarmente almeno nove volte all’anno.  

Commenti

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  • Nardini Roberto 28 Settembre 2019

    A parte questa spiegazione tecnica vorrei fare presente che con il pagamento elettronico es.di 100 euro al macellaio il quale a sua volta farà un pagamento elettronico di 100 euro ad un negozio di abbigliamento il cui proprietario poi farà un pagamento di 100 euro per il condominio e così via alla fine i 100 euro saranno finiti tutti alla banca e di questi 100 euro in circolazione non sarà rimasto nulla in quanto tra le spese del Pos,della carta di credito,delle commissioni bancarie i 100 euro saranno diventati zero e quindi una diminuzione del volume d’affari che contribuirà ad abbassare ancora di più il potere di acquisto.

  • a 28 Settembre 2019

    invito l’autore della lettera a documentarsi meglio, le commissioni sui pagamenti pos sono inferiori alla metà di quanto indicato

  • Renato Rimondini 27 Settembre 2019

    che schifo quelli che non aumentano l’iva aumentano gli introiti delle banche

  • ADRIANO AGOSTINI 27 Settembre 2019

    Certo: è una tassa bella e buona. Se volessero veramente combattere l’evasione potrebbero recuperarne una larga fetta che è quella degli “artigiani” e dei “professionisti” come idraulici, elettricisti, meccanici, muratori e dentisti, medici privati ecc. dovrebbero mettere l’IVA al 5% e poi vedrebbero che tutti gli italiani si farebbero fare la fattura..

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