Lo sfogo del poliziotto ferito dai migranti: «Non parlatemi più di accoglienza»

lunedì 2 settembre 10:13 - di Paolo Sturaro

Aveva precedenti per violenza e resistenza a pubblico ufficiale il marocchino che ha partecipato alla rivolta nel Cpr di Torino. E su Facebook è durissimo lo sfogo del poliziotto ferito. «Per un po’ – scrive – non voglio sentire parlare di comprensione, integrazione e accoglienza». Racconta quel che è successo. La follia, la guerriglia. Trenta giorni di prognosi, una bella frattura scomposta di due falangi con prospettazione di intervento chirurgico. Non solo. «Due monconi malamente appesi che improvvisamente vanno in direzione opposta a quella che il tuo cervello vorrebbe fare».

“Qualcuno si farà male sul serio”

Ha tanta rabbia dentro, il poliziotto ferito. Si scaglia contro «i “signori” della politica che fanno il gioco delle poltrone». Li accusa di fare «a gara a chi di loro si rivela essere il più capriccioso». E dice: «In questi Centri di Permanenza e Rimpatrio a ogni turno si sfiora la tragedia. Prima o poi – credetemi – qualcuno si farà male sul serio».

Il poliziotto ferito: in pochi contro tutti

«Per due ore», continua, «da solo e con un manipolo di carabinieri (cinque), mi sono trovato a fronteggiare 158 “ospiti” (perché così vanno chiamati), sotto una sassaiola pericolosissima durata un tempo interminabile, fino all’arrivo provvidenziale di tre squadre del Reparto Mobile e del loro funzionario».

“Siamo derisi e presi a sputi”

«Questi Centri – prosegue – secondo il mio modesto parere, hanno utilità pari a zero perché si lavora in un contesto di pseudo detenzione dove l’Autorità precostituita viene continuamente messa in discussione, dove le nostre funzioni vengono derise, prese in giro e prese a sputi (e nel caso di specie non è una metafora), dove il controllo dell’ordine pubblico è diventato una chimera impostato essenzialmente sull’opera di mediazione dei singoli ispettori impiegati di turno a rotazione, ma tutto ciò non può quasi mai trovare riscontro quando la controparte con la quale ti confronti è rappresentata da extracomunitari provocatori pluripregiudicati che aspettano mesi per essere rimpatriati, e nemmeno sempre».

“Un singolo aizza il resto della feccia”

«Questi luoghi sono polveriere sempre pronte ad esplodere per effetto di un singolo che aizza il resto della feccia, ma nessuno dei nostri politici pare averne contezza, invece di venire sempre a controllare quali sono le loro condizioni di vivibilità, provate a verificare in quali condizioni lavoriamo tutti ‘Noi’ che abbiamo giurato fedeltà alla Repubblica…!!! Scusate lo sfogo, ma stavolta ne ho proprio pieni i coglioni».

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