L’accusa: «Il voto su Rousseau valido solo se piace a Di Maio. Alla fine decide tutto lui»

domenica 1 settembre 18:50 - di Redazione

Correva l’anno 2017 e gli iscritti Cinquestelle l’avevano incoronata con un voto sul blog come candidata sindaco di Genova. Poi, però, un post di Beppe Grillo dal titolo “Fidatevi di me” sconfessò il responso della base, annullando quella votazione tra lo sbigottimento generale. Marika Cassimatis, insegnante ligure, alla vigilia della consultazione online di Rousseau sull’accordo di governo tra M5S e Pd, non ha dubbi: «Alla fine decideranno comunque Grillo e Luigi Di Maio, è tutto in mano a loro».

Marika Cassimatis vinse sulla piattaforma, ma Grillo annullò tutto

Un ricordo amaro quello della Cassimatis, che ancora non sa darsi una spiegazione di quanto accaduto. «Nel mio caso – puntualizza – la votazione fu regolare, poi però Grillo intervenne per invalidarla. C’è stata anche una causa». Per quanto riguarda la piattaforma Rousseau, invece, intervenne il Garante della privacy «avanzando dubbi sulla trasparenza delle votazioni». Dubbi che però l’Associazione Rousseau guidata da Casaleggio Jr. ha provato a fugare ieri con un lungo post, precisando che «l’area voto utilizzata negli ultimi cinque mesi e che verrà utilizzata per il voto sul progetto di governo non è stata oggetto di contestazioni da parte del Garante».

Su Rousseau lo statuto dà pieni poteri al capo politico

Comunque sia, è impensabile che il voto sulla piattaforma possa interferire con la nascita del nuovo esecutivo. Mattarella non permetterebbe mai ad una piattaforma privata (finanziata da ciascuno dei 300 parlamentari grillini con 300 euro mensili) di condizionare il conferimento di un incarico di governo. «Sarebbe una violazione dei principi costituzionali», dice la candidata sconfessata prima di richiamare quello che lei definisce il «nodo statuto» che all’articolo 4 dice che «se il garante o il capo politico non gradiscono l’esito della votazione possono farla ripetere». In tal caso, si legge ancora nello statuto, la votazione «si intenderà confermata solo qualora abbia partecipato almeno la maggioranza assoluta degli iscritti ammessi al voto». Il problema, però, obietta la Cassimatis è che «il numero esatto degli iscritti non si conosce», per cui si torna a bomba. Cioè a Di Maio. «Purtroppo – chiosa l’ex esponente del M5S – è tutto molto in mano al capo politico. È lui a decidere tutto». Forse è anche per questo che non molla la poltrona.

 

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