L’abisso del “male oscuro”: giornata mondiale per la prevenzione del suicidio

lunedì 9 settembre 18:09 - di Andrea Migliavacca

Come ogni anno, il 10 Settembre, si celebra la “giornata mondiale per la prevenzione del suicidio” e per l’occasione, ci si confronta coi dati ISTAT degli anni precedenti, per comprendere se ci sia stato (o meno) un incremento percentuale; si passa, poi, all’analisi dei fattori, per comprendere dove (nella solita ripartizione: Italia del Sud, del Centro e del Nord o nelle Isole), sul territorio nazionale, ed in quale fascia della popolazione, si concentri il fenomeno. Si esaminano, dunque, il genere, l’età ed il livello di scolarizzazione, oppure la presenza (o meno) di patologie pregresse. Questi, infatti, sono gli elementi che si riscontrano nella scheda ISTAT che il medico (anche quello di base) è chiamato a compilare ogniqualvolta constata il decesso di una persona.

Le origini del “male oscuro”

Già, è sufficiente che il medico compili quella scheda (che certifica la morte di una persona), perché possa darsi corso alla sepoltura, eventualmente dopo la celebrazione del funerale, ciò, senza che si stabiliscano “effettivamente” le cause del decesso. Circostanza, questa, che talvolta impedisce di comprendere se quella scomparsa abbia origini naturali, accidentali, oppure sia stata indotta, facendo passare per suicidio, magari, un omicidio, oppure impedendo di indagare se quel suicidio sia stato, in ipotesi, istigato. Il tema, coi suoi labili confini (più strettamente giuridico-scientifici), verrà affrontato a Milano, presso il Tribunale, nel convegno del prossimo 8 Novembre.

Suicidio in crescita tra le forze dell’ordine

La giornata mondiale per la prevenzione del suicidio ci ricorda, invece, la necessità di una riflessione: occorre interrogarsi sulle ragioni che inducono una persona ad autoprocurarsi la morte ed anche se possano essere riscontrati indici tipici che possano indurre le persone vicine a comprendere e, dunque, prevenire il gesto estremo. In questa giornata, poi, ci si dovrebbe interrogare sul motivo per il quale tra le forze dell’ordine, la propensione al suicidio sia quasi doppia rispetto alla popolazione civile e se la detenzione dell’arma d’ordinanza (strumento spesso adoperato, per porre fine alla propria vita) possa essere di incentivo ad una tale scelta. Una miscela di fattori (economici, sentimentali e di stress, anche fisico) contribuisce a scatenare l’iniziativa suicidiaria. Agli interrogativi, poi, occorre offrire risposte. I dati statistici non consentono di comprendere il problema, né tantomeno di risolverlo. Occorre un raccoglimento sociale ed uno anche politico, che abbracci l’intero arco parlamentare, senza ideologia, né retorica. L’argomento è di stringente attualità perché si affianca a quello del suicidio assistito e dell’eutanasia, temi (spesso erroneamente sovrapposti) sui quali il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) si è recentemente espresso. Il rischio che si confonda tutto, annacquandosi o tingendo di colori forti le varie sfaccettature del problema, è molto elevato. Sorgono dubbi anche leggendo il documento col quale si è espresso il CNB, sollecitato dalla Corte Costituzionale.
Il sospetto – considerato il tempo trascorso nell’esaminare i vari disegni di legge, succedutisi negli anni e poi accantonati – è che non si voglia prendere una posizione; in effetti la materia tocca aspetti talmente intimi, che è molto difficile prendere una posizione oggettiva.La legiferazione d’urgenza è quanto di peggio si possa auspicare, seppur rappresenti, purtroppo, la regola. Il 10 Settembre è una data utile per affrontare le necessarie riflessioni; per avvicinare il familiare, l’amico od il collega (senza distinzione di genere), rivolgendogli una parola buona.

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