“La rabbia nera”, i saluti romani: tutte le bufale della stampa che non ci sta

martedì 10 settembre 14:25 - di Gloria Sabatini

Parola d’ordine minimizzare la piazza tricolore che ieri ha protestato contro la nascita del governo Conte bis e chiesto le elezioni. Decine di migliaia di persone che pacificamente inondano il centro storico di Roma intorno al palazzo per chiedere di potersi esprimere con il voto non valgono. Ma siccome esistono e si sono fatte sentire, la stampa “indipendente”, insieme a quella con la bava alla bocca ossessionata da “fascisti” immaginari, deve stravolgere la realtà andando a pescare inesistenti squadroni che si esibisono in saluti romani, pericolosi neonazisti e Nibelunghi che mettono a rischio la democrazia.

La palma della faziosità spetta a Repubblica che in prima pagina pubblica una foto di saluti romani (didascalia “braccia tese”, neofascisti in piazza) facendo da mefagono a una autentica bufala che corre sui social: un fotomontaggio che unisce la piazza “vera” di ieri sotto Montecitorio con una vecchia foto d’archivio di militanti di Forza Nuova che sfilano a braccia tese. A dare il là è un post del senatore Davide Faraone, di provata fede democratica, già responsabile welfare e formazione del Pd e sottosegretario alla Salute del governo Gentiloni,  che posta il foto montaggio corredato da un commento inorridito «chiedono elezioni democratiche facendo il saluto fascista. Non tutti gli idioti sono fascisti. Ma tutti i fascisti sono idioti». Poi qualcuno gli fa notare l’errore e ripara mettendo «le foto giuste», scrive Faraone, qualche braccio teso che si scorge dietro i tricolori, dieci al massimo su una piazza “normale” stracolma di gente comune, senza tessere in tasca né militanza alle spalle, arrabbiata con il governo giallorosso.

Ma Repubblica fa di più con una paginata intera firmata Carmelo Lopapa dal titolo “Il raid di Salvini tra saluti romani e teste rasate”. La piazza è nera, “narra”  il giornalista che probabilmente non ha avuto tempo di affacciarsi alla manifestazione e scrive secondo un copione ben collaudato per il quale la piazza di sinistra, i cortei sindacali, i gay pride sono sempre festosi e colorati mentre la piazza di destra è cupa e nera come la pece.

 

Ma dove l’ha vista questa piazza? «Una piazza che urla elezioni subito e fischia rabbiosa», scrive. E racconta di teste rasate e tatuaggi celtici. Non ci sono simboli di partito, deve ammetterlo, e allora si lancia in una dotta esegesi dei caratteri grafici dello striscione “ladri di sovranità” denunciando i caratteri in gotico neo-fascista. E ancora: «sotto il palco ad applaudire c’è di tutto – aggiunge sprezzante il giornalista di Repubblica – dirigenti di CasaPound, Forza Nuova». Voilà, la narrazione sul pericolo fascista è confezionata, la denuncia della minacca nazifascista è  vibrante. Non una parola sul popolo che ha riempito la piazza oltre ogni previsione: migliata di donne, ragazzi, famiglie intere, disabili “armati” solo di fischietti e bandiere tricolori. Che forse avrebbero meritato una diretta Sky…

Il Fatto quotidiano non è meno fazioso. Se il direttore Marco Travaglio nel suo editoriale si concentra sul volto pietrificato di Luigi Di Maio ci pensa il pezzo di Carlo Tecce a rispolverare il luogo comune dei fascisti brutti e cattivi anche quando non ci sono. «Saluti a braccia tese con corredo di tatuaggi su carni abronzate, una spolverata di “duce, duce” nel più scontato folclore fascista». Anche il prode giornalista del “Fatto” deve essere rimasto in redazione. Per finire: «Estrema destra agli estremi di una piazza popolata, a tratti ingrugniti, Forza Nuova, CasaPound, colleghi vari».

Commenti

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  • Sandro Cecconi 10 settembre 2019

    Gentile Signora Sabatini,

    Come da mie previsioni. Pertanto tutto normale nella sua totale anormalità. Questi rimbambiti non sanno più come giustificare la propria ascesa al potere senza essere stati eletti. Sono nell’angolo e come tutti i pugili suonati reagiscono in modo del tutto irrazionale.

    Quando poi ascolto delle parole false da parte di un ex direttore di quotidiani, violenza, allora significa che sono già al fallimento totale.

    Non ti curar di loro ma guarda e passa.

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