La lotta al contante: il governo giallorosso vuole farla a colpi di bonus e sanzioni

martedì 17 settembre 10:55 - di Redazione

La lotta all’uso del contante torna tra le priorità del nuovo governo, con un pacchetto di misure per contrastare l’evasione fiscale. L’obiettivo è quello di aumentare le entrate tributarie. Un ventaglio di interventi che – secondo quanto è trapelato – prevede bonus, sconti fiscali e sanzioni da inserire nella prossima legge di bilancio.

Nel programma dell’esecutivo Pd-M5s c’è già lo scheletro da cui partire. Occorre «agevolare, estendere e e potenziare i pagamenti elettronici obbligatori e ridurre drasticamente i costi di transazione».

Contante e credito sulle commissioni

Ovviamente sarà necessario, prima di tutto, trovare un accordo con il sistema del credito sulle commissioni che gli esercizi devono pagare ogni volta che viene effettuato un pagamento elettronico. Poi bisognerà sentire il mondo del commercio e dei consumatori, per capire quali incentivi potrebbero spingere nella direzione giusta, aiutati anche da un efficace sistema di disincentivazione. La richiesta di mettere tutti intorno a un tavolo, per trovare insieme una soluzione che porti a dei risultati concreti, è già stata presentata da più parti.

I suggerimenti della Confesercenti

Intanto, arrivano le prime proposte su possibili strumenti con cui intervenire, come quella della Confesercenti che suggerisce l’introduzione di un credito d’imposta del 2% sugli acquisti per chi usa carte di credito e bancomat. Costo dell’operazione, secondo la stessa associazione, circa 9 miliardi di euro, che comunque sarebbe coperto dalle maggiori entrate Iva e imposte sui redditi, nonché dall’emersione della base imponibile.

I commercianti dovrebbero invece ottenere l’esenzione dal pagamento delle commissioni per i micro-pagamenti, con un tetto che potrebbe essere fissato intorno ai 30 euro. In questo modo sarebbero comprese una quota consistente delle transazioni, considerando che l’importo medio dei pagamenti in contanti è di 13,57 euro.

Confcommercio: non tassare il contante

Sicuramente l’ipotesi di «tassare il contante», secondo la chiave di lettura di Confcommercio, «non è la strada da seguire». «Una tassa fondata sul nesso presuntivo tra contante ed evasione – secondo l’associazione – colpirebbe, infatti, i tantissimi che certo evasori non sono e che semplicemente fanno ricorso a moneta legale sotto forma di carta moneta o moneta metallica».

Oltre all’idea di riconoscere un credito d’imposta al consumatore che effettua gli acquisti con la moneta elettronica, Confcommercio suggerisce di legare il sistema di detrazioni e deduzioni, già in vigore, al pagamento con carte. Un ulteriore incentivo potrebbe essere la diffusione del bancomat senza costi di emissione per i cittadini di età superiore ai 65 anni, pari a circa un quarto della popolazione italiana.

I passi per diffondere l’uso del bancomat

Nel passato sono già stati fatti dei passi per diffondere l’utilizzo del bancomat. Ultimo tra tutti l’obbligo, introdotto nel 2016, per gli esercizi di dotarsi del pos che però, a causa della mancanza di sanzioni per chi non lo utilizza, non ha consentito di ottenere i risultati sperati. Proprio in questa direzione potrebbero andare alcune misure, per definire la cifra che dovranno pagare i commercianti che si rifiutano di accettare la monta elettronica.

Commenti

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  • Giuseppe Casagrande 28 settembre 2019

    S-contanti. Una questione di principio!
    Leggo, e ascolto in Tv, che il Governo stia pensando ad un “meccanismo premiale” per chi usi oltre un certo livello di spesa, il bancomat e la carta di credito; si parla anche di “lotteria sugli scontrini fiscali”
    Prima considerazione: i “premi” saranno, immagino, pagati con soldi pubblici, ovvero nostri… Mi sembra “improprio” premiare con soldi, se pubblici, ovvero di tutti i contribuenti, chi decida di pagare in un modo piuttosto che in un altro: cosa che provocherà, inoltre, forse, disoccupazione fra i cassieri di banca?
    Seconda considerazione: se io decido legittimamente di voler usare i miei soldi in contanti perché lo ritengo più comodo e sicuro, non posso certo pagare più tasse, o vedermi ridotti gli introiti pubblici, quindi anche miei, rivenienti da una possibile fruttuosa lotta all’evasione fiscale.
    Terza considerazione: chi usa il contante non è un evasore, fino a prova contraria, ma solo uno che vuole disporre, perlomeno in uno Stato di diritto, come preferisce dei suoi soldi, “solo custoditi” in banca.
    Quarta considerazione: temo che, forse, l’evasione fiscale più corposa sia provocata da bilanci falsati di alcune grosse società.
    Quinta considerazione: in America, Paese libero e democratico dove gli evasori finiscono in carcere, non c’è limite all’uso del contante.
    Sesta considerazione: vogliono cambiare le abitudini degli italiani: io invece, in un Paese libero e democratico, “non desidero cambiare le mie abitudini” visto che i miei soldi provengono da pensione e sono perfettamente tracciati e legittimi e, quindi, nei limiti previsti attualmente per legge al tetto dei contanti, voglio disporre del mio denaro come desidero: non voglio moneta elettronica e non voglio pagare per questo, vedendo premiare con soldi pubblici, anche miei, chi decida liberamente di usare la moneta elettronica. In caso di diverso obbligo impostomi per legge ne terrò conto alle prime elezioni previste!
    Settima considerazione: se si abbasserà il tetto dei pagamenti in contanti, vuol dire che pagherò con assegni tracciabili o con bonifici; oppure limiterò le mie spese contribuendo, purtroppo, a creare recessione.
    Ottava considerazione: vorrei informare che prelevare contanti col bancomat corrisponde perfettamente a prelevare soldi per cassa: stessa tracciabilità “per come i sodi siano spesi”. Cambia solo che alle banche probabilmente, forse, serviranno meno cassieri (uguale disoccupazione?).
    Nona considerazione: che si voglia tornare al baratto, dopo la conquista della civiltà della moneta? O all’uso di perline e specchietti? Se giova, a chi giova “la privativa” della moneta elettronica? Si chiuderà la Zecca d’Italia? Perché stampare moneta se non si può usare? Stamperanno solo monetine da un euro?
    La parola ai costituzionalisti.

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