Il tatuaggio di Federica Pellegrini crea scandalo: «È un rosario, ricorda Salvini»

mercoledì 4 settembre 9:33 - di Paolo Sturaro

Federica Pellegrini ha osato tatuarsi un rosario tra costato e schiena. Grave, gravissimo per le anime belle della sinistra. Quel tatuaggio fa venire in mente il leader della Lega. Ed è inaccettabile. L’ossessione si manifesta anche per i simboli religiosi. Vietato baciarli, vietato portarli con sé, figuriamoci se non è vietato anche imprimerli nella  pelle. Altrimenti Salvini appare dappertutto, una sorta di fantasma che si aggira in casa, sugli autobus, per strada.

La foto di Federica Pellegrini, su Instagram, conquista oltre 70mila like e diventa l’assist per una lunga serie di commenti. Inevitabile, nel momento in cui l’attenzione è monopolizzata dalla crisi di governo, accostare il rosario al leader leghista . «È quello di Salvini?», chiede senza mezze misure un utente. Abbondano i commenti di approvazione, ma non mancano le critiche. «Rovinare un corpo così bello è un insulto a chi è stata meno fortunata», arriva a scrivere un follower. «Perché deturpare un bel corpo da atleta così?», chiede un altro. «Ma tutta questa esigenza di fare tatuaggi? L’apparire ad ogni costo senza pensare ai pericoli a cui si potrebbe andare incontro», afferma un’altra persona. Il punto cruciale però è un altro.  Se Federica Pellegrini avesse scelto un altro tatuaggio non sarebbe accaduto niente. Ma ha scelto il rosario. E nell’Italia pidiota-pentastellata non si può. Conte non vuole, Zingaretti neppure.

Commenti

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  • Saverio 4 settembre 2019

    Beh, complimenti  per la cojonata!
    La Pellegrini non fa politica, la Pellegrini non era in prossimità del santuario della madonna di Polsi. Anche io ho un ROSARIO e mezzo mondo lo ha. Però complimen ti per la cojonata, meglio di così non poteva riuscire al Secolo d’Italia, ma la cosa preoccupante è chi riporta la notizia, priva di alcuna critica… quello preoccupa.

  • maurizio pinna 4 settembre 2019

    Forza compagni una L. come nella Russia di Stalin e la Cina di Mao: tutti vestiti con una casacca e pantaloni da carcerato, siamo sudditi e anche carcerati visto che i giustizialisti all’impronta ci considerano tali salvo dimostrazione contraria, poi tatuaggi solo del tipo viva i partigiani, bella ciao e per i più nostalgici un classico falce e martello.

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