Il Conte dei miracoli resuscita la Cgil-zombie. Quell’abbraccio con Landini…

23 Set 2019 14:27 - di Stefania Campitelli

Conte è riuscito nel miracolo: riesumare la Cgil dai cassetti polverosi del “glorioso” passato militante regalandogli quei riflettori  che da tempo la il sindacato rosso, ormai ridotto a poco più di uno zombie,  non ha. Se si escludono i reportage di rito dei cortei.

L’abbraccio semistorico tra Conte e Landini

Al Teatr0 Apollo di Lecce è andato in scena un inaspettato abbraccio tra il premier e Maurizio Landini. La stampa già parla del “patto del Salento” o, ancora meglio, di “patto di San Maurizio”. Proprio così, l’avvocato del popolo, con piglio da statista e salvatore della patria (un po’ come il primo Renzi) si è concesso alla platea leccese delle Giornate del Lavoro per un confronto con l’ex leader dei Cobas, oggi capo della Cgil. «Sono sorpreso del fatto che è la prima volta che un premier accetti. Rompiamo gli schemi, quindi, ma in modo inconsapevole», dice un gongolante Landini colpito lui stesso dal gesto del capo del governo giallorosso. L’ultimo presidente del Consiglio intervenuto davanti a una platea della Cgil è stato Romano Prodi nel lontano 1996. Un caso? 

La strana coppia del finto cambiamento

«Un confronto serve innanzitutto a un riconoscimento del vostro ruolo sociale. E poi c’è il problema del metodo: è impossibile non maturare certe decisioni senza confronto», dice Conte sottolineando nel suo intervento i tanti punti di convergenza con i “compagni” sindacalisti. La strana coppia risponde alle domande rigorosamente selezionate dei delegati cigiellini. E in tanti passaggi Conte si dice d’accordo o “d’accordissimo” con le priorità elencate da Landini, dal Mezzogiorno al cuneo fiscale. Tattica o meno, il risultato è sotto gli occhi di tutti: paginoni della stampa dedicati all’abbraccio tra i due. L’uomo buono per tutte le stagioni, in poche ore passato da un governo 5Stelle-Lega a un governo 5Stelle-Pd, ha bisogno di allisciare il pelo a tutti. Sindacato rosso compreso. La fotografia del palco con Landini e Conti seduti sulle potroncine bianche è chiara: completo blu, cravatta impeccabile per l’ex avvocato; scamiciato e fin troppo casual il leader della Cgil cresciuto a Cobas e pugni chiusi. Diversi ma compagni di viaggio. Per Conte è forse un’altra freccia all’arco del presunto cambiamento, per Landini è un’occasione preziosa per dimostrare che il sindacato in crisi profonda e sistemica è ancora in vita. 

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